In Ecuador è stato arrestato un uomo legato a Julian Assange

di Enzo Boldi | 12/04/2019

Julian Assange, Wikileaks

Un collaboratore di Julian Assange è stato arrestato in Ecuador – nella notte italiana – mentre tentava di partire per in direzione Giappone. La notizia è stata diffusa ufficialmente dal ministro dell’Interno del paese sudamericano, Maria Paula Romo che, però, ha preferito non fare il nome dell’uomo fermato, ma specificando che si tratta di una persona molto vicina al fondatore di WikiLeaks, arrestato a Londra dopo aver vissuto sette anni nell’ambasciata ecuadoregna protetto dall’asilo polito concessogli nel 2012.

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«C’è un piano di destabilizzazione in Ecuador che è legato agli interessi geopolitici – ha spiegato il ministro Maria Paula Romo nel corso della conferenza stampa indetta subito dopo l’arresto dell’uomo -. Abbiamo la prova di una relazione tra la persona arrestata e Ricardo Patiño, che era ministro degli esteri quando a Julian Assange è stato concesso l’asilo». Le accuse che arrivano dall’Ecuador, leggendo tra le righe di queste dichiarazioni, sono molto pesanti e parlano, in sintesi, di accordi e ingerenze politiche per garantire al fondatore di WikiLeaks lo status di rifugiato all’interno dell’ambasciata a Londra.

Arrestato un collaboratore di Julian Assange in Ecuador

Nel frattempo il mondo si è spaccato sull’arresto di Julian Assange, arrivato giovedì mattina in Inghilterra. «È chiaro dall’accusa che è venuta fuori, che l’arresto riguarda l’assistenza all’hackeraggio di un computer militare per rubare informazioni dal governo degli Stati Uniti – ha dichiarato Hilary Clinton, che stando alle accuse è stata danneggiata da WikiLeaks nelle scorse elezioni americane -. Aspetterò e vedrò cosa succederà, ma deve rispondere per quello che ha fatto».

Maduro contrario all’estradizione

Ora Julian Assange rischia l’estradizione negli Stati Uniti, ma il presidente del Venezuela Nicolas Maduro spera che tutto ciò non avvenga: «Non deve essere consegnato agli Usa, dove la sua vita è in pericolo a causa di un processo giudiziario truccato, in cui le accuse contro di lui non sono nemmeno state rivelate e dove c’è chiaramente l’intenzione di porre fine alla sua vita».

(foto di copertina: Ray Tang via ZUMA Wire)