Le due principali motivazioni (un po’ deboli) del dossier anti-Tav

di Redazione | 04/02/2019

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  • Spuntano motivazioni fragili dal dossier sui costi e benefici della Tav nelle mani del ministro delle Infrastrutture Toninelli

  • Nel mirino ci sono il flusso di Tir e le minori entrate per lo Stato legate alle accise sul gasolio

Sono motivazioni un po’ deboli quelle contenute nel dossier sulla Tav che vorrebbe bocciare l’opera pubblica, la relazione con analisi costi-benefici commissionata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da alcune settimane, precisamente dal 9 gennaio, consegnata al ministro Danilo Toninelli. A spiegarlo è oggi il quotidiano Il Messaggero (articolo di Umberto Mancini) che elenca i principali punti del documento di 80 pagine messo a punto dalla commissione guidata dal professor Mario Ponti, già docente al Politecnico di Milano.

Il dossier sulla Tav, due argomentazioni fragili: flusso di Tir e accise

Il Messaggero indica in particolare due fragili argomentazioni a sostegno della tesi dello stop alla linea ferroviaria Torino-Lione che sembrano fragili. La prima riguarda il flusso di traffico merci previsto, già bocciata da altri centri studi, anche dalla Bocconi. La seconda il calo delle accise.

Secondo il dossier che esprime un parere negativo sull’opera non ci sarebbe necessità di puntare sulla Tav per il calo di interscambio tra Italia e Francia. Bisognerebbe invece puntare sulla linea stradale, considerata più che «adeguata a supportare i commerci tra i due Paesi». Il flusso dei mezzi su gomma però è congestionato, perché il 93% delle merci viene trasportato su strada, con oltre 3,5 milioni di veicoli pesanti che attraversano il confine ed appena il 7% che transita sulle rotaie. Questo avviene, secondo altri studi, semplicemente perché non c’è una ferrovia «che risponda alle esigenze del mercato». La Commissione sostiene inoltre che sia opportuno dire no alla nuova linea perché la vecchia linea del Frejus in 20 anni ha perso il 70% dei volumi e i costi dell’opera non verrebbero ripagati da un aumento del traffico.

Per quanto riguarda poi il calo del gettito per lo Stato, esso sarebbe conseguenza del minor numero di Tir in viaggio sull’autostrada. Il calo di un milione di mezzi genererebbe anche una flessione delle entrate legate alle accise sul gasolio. La cifra quantificata è di qualche decina di milioni di euro. Ma, precisa Il Messaggero, non viene preso in considerazione il fatto che con la nuova linea Torino-Lione posso essere trasferite merci con treni lunghi, economici e competitivi. Viene stimato un calo dei costi energetici del 40%.

(Foto di copertina: il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini visita il cantiere Tav a Chiomonte, il 1° febbraio 2019. Credit immagine: ANSA / ALESSANDRO DI MARCO)

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