Peter Gomez ha rinunciato al Tg1 per coerenza

di Gianmichele Laino | 09/11/2018

Peter Gomez
  • L'amministratore della Rai Fabrizio Salini aveva proposto a Peter Gomez la direzione del Tg1

  • Il direttore del Fatto Quotidiano web ha rinunciato

  • «Era il mio sogno, ma sono stato coerente»

La coerenza prima di tutto, anche a costo di rinunciare a un proprio sogno. Peter Gomez, attuale direttore del sito web del Fatto Quotidiano, era la prima scelta dell’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini per la direzione del Tg1, poi andata a Giuseppe Carboni. Nella trasmissione Un Giorno da Pecora, di Radio1, Peter Gomez ha ammesso di aver ricevuto un’offerta che andava in questa direzione, ma di aver declinato per motivi politici.

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Peter Gomez ha rinunciato al Tg1

«Ero contentissimo e lusingato della proposta – ha affermato Gomez -, perché dirigere il Tg1 era il mio sogno. Però gli ho spiegato che per tutta la vita ho scritto articoli e libri per dire che i partiti dovrebbero uscire dalla Rai… non è che se poi ti arriva la proposta della vita puoi dimenticare quel che hai detto prima. È una vita che dico che vorrei la Rai come la Bbc…».

Insomma, una rinuncia decisamente sofferta, arrivata al termine di una lunga trattativa per inserire i nomi giusti all’interno delle caselle più importanti dell’informazione televisiva nazionale. Alla fine, in base a quanto si è capito, la scelta dell’ex giornalista del Tg2 Giuseppe Carboni è stata un ripiego. Una nomina anche di basso profilo, se si pensa alla rosa di nomi che era stata posta all’attenzione dei vertici del consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini.

Dopo Peter Gomez e Federica Sciarelli, la nomina di Carboni

Giuseppe Carboni è arrivato dopo la rinuncia di Peter Gomez e anche di Federica Sciarelli che, a un certo punto, sembrava in pole position per la direzione del telegiornale della rete ammiraglia. Sogno sfumato per Peter Gomez, che ha sempre condotto una battaglia senza quartiere per rivendicare l’indipendenza dell’informazione del servizio pubblico dai partiti politici. Un’idea vecchia almeno quanto la storia della Rai, con la lottizzazione delle testate che rappresenta da sempre una caratteristica fondamentale del servizio pubblico.

FOTO: ANSA/Riccardo Dalle Luche