Referendum Atac, il comune di Roma invia una mail con tutti gli indirizzi in chiaro

di Redazione | 06/11/2018

Referendum Atac
  • Domenica 11 novembre si celebrerà il referendum Atac

  • Il Comune di Roma ha inviato via mail un vademecum ai cittadini

  • Gli uffici della sindaca Virginia Raggi hanno mostrato, in alcuni casi, gli indirizzi di tutti i destinatari della comunicazione

Sembra che il comune di Roma voglia fare a gara con il mondo per complicarsi la vita. L’ultima gaffe si registra puntualmente nell’ambito del referendum Atac di domenica prossima, quando a pronunciarsi sulla possibilità di liberalizzare il servizio di trasporto pubblico della Capitale saranno chiamati a esprimersi 2 milioni e 400mila residenti. In questi casi, il comune è tenuto a inviare un vademecum per chiarire ai cittadini le modalità di esercitare il proprio diritto di voto per il referendum.

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Solitamente, questo documento viene inviato via posta. Ma la giunta di Virginia Raggi, da buon governo del cambiamento, ha voluto fare una variazione sul tema, inviando il vademecum via posta elettronica. Nel fare ciò, tuttavia, ha innanzitutto comunicato le informazioni da conoscere sul referendum Atac soltanto agli iscritti alla newsletter (immaginiamo che non a tutti i più anziani – che spesso sono tra i maggiori fruitori del mezzo pubblico – queste comunicazioni siano pervenute).

Referendum Atac, il testo del documento inviato dal Comune di Roma

Referendum Atac

Ma la gaffe più grave del comune di Roma è stata quella di rendere visibili, all’interno delle mail inviate ai singoli destinatari, gli indirizzi di posta di tutti gli altri utenti che avevano ricevuto la medesima mail. A parlare di questo errore, che prima di essere una semplice gaffe è una vera e propria violazione della privacy, è stato il quotidiano La Repubblica nella sua edizione romana.

La gaffe e la violazione della privacy sul referendum Atac

Insomma, chiunque avrebbe avuto la possibilità di rispondere, avviando un thread potenzialmente infinito. Senza contare, poi, che l’indirizzo mail è un dato sensibile e, come tale, andrebbe tutelato in primis dalle istituzioni pubbliche, specialmente dopo l’entrata in vigore del GDPR, il nuovo regolamento europeo sulla privacy.

Qualcuno, alla stessa mail, avrebbe anche risposto con la propria intenzione di voto, mostrando così il proprio orientamento sul sì o sul no a tutti gli indirizzi mail che erano in copia. L’errore è da attribuire al direttore del dipartimento dei servizi delegati, che ha firmato la mail arrivata ai cittadini romani. L’errore si è verificato soltanto in alcuni casi. Tanti quanti bastano per avviare l’ennesima polemica sul comune e sul difficile rapporto della giunta del Movimento 5 Stelle con il referendum Atac.

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI