Cesare Battisti non è affatto preoccupato: «Sono protetto dalla Corte Suprema»

di Gaia Mellone | 01/11/2018

  • Il neopresidente del Brasile Bolsonaro ha promesso di estradare Battisti

  • Il condannato: «È un fanfarone, non può farlo»

  • Il rifiuto all'estradizione venne confermato anche dal Tribunale Supremo

Cesare Battisti non è scomparso, ed non è nemmeno preoccupato. Una delle prime promesse internazionali del neo presidente del Brasile Jair Bolsonaro è stata quella di sbloccare l’estradizione del terrorista condannato all’ergastolo, e pareva che Battisti fosse scappato lontano. Invece no: intervistato questa mattina dal Giornale Radio Rai, ha detto di non essere neanche preoccupato, perché Bolsonaro altro non è che un «fanfarone».

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Cesare Battisti non è in fuga, stava lavorando al suo nuovo libro

Dov’era finito allora Cesare Battisti? Era a San Paolo. Lo dice candidamente durante l’intervista radiofonica spiegando che «ci vado una volta al mese, cinque giorni al mese per ragioni mediche». Niente di strano insomma. Anzi, stavolta aveva unito l’utile al dilettevole: Ain questi giorni a San Paolo ha anche trattato la pubblicazione del suo nuovo libro. L’ex membro del Pac infatti dagli anni ’90 si è dedicato alla letteratura, scrivendo romanzi di genere noir. «Sto tornando a casa come sempre, nessuna fuga – continua ai microfoni Rai –  quindi non c’è niente di allarmante, non sto facendo niente oltre la routine». Tutto regolare, Jair Bolsonaro non sconvolge la quotidianità di Cesare Battisti.

Bolsonaro: «Il nostro primo regalo all’Italia sarà Battisti», ma lui risponde «fanfaronate»

Alle dichiarazioni del neo presidente di sbloccare l’estradizione, risponde con serenità: «Lui può dire quello che vuole, io sono protetto dalla Corte Suprema. Le sue sono solo parole. Sono fanfaronate». Jair Bolsonaro ha infatti promesso a Matteo Salvini che avrebbe permesso l’estradizione per far scontare la condanna di ergastolo in Italia. Battisti si trova in Brasile dal 2007 dove, dopo aver scontato inizialmente 7 anni di carcere, ha ottenuto nel 2010 la protezione dell’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva che rifiutò l’estradizione e gli concesse diritto di asilo e visto permanente. Bolsonaro quindi «non può fare niente, c’è una giustizia –  continua Battisti –  io per la giustizia sono protetto, è un processo giudiziario, lui non ha nulla a che vedere con questo». L’estradizione infatti venne negata anche dal Tribunale Supremo federale Brasiliano, con la motivazione che Battisti avrebbe potuto subire «persecuzioni a cause delle sue idee«. Una sentenza che il presidente brasiliano non potrebbe sovvertire o ignorare. «Non penso abbia interesse a creare discordia tra il potere giudiziario e l’esecutivo. Si parla, ognuno può dire quello che vuole. Io non ho nessun problema» ha poi concluso Cesare Battisti.

(Credits immagine di copertina: ANSA/PAULO PINTO)