Omicidio di Yara Gambirasio, la Cassazione conferma l’ergastolo per Massimo Bossetti

di Redazione | 13/10/2018

massimo bossetti

È arrivata la sentenza della Cassazione per l’omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina scomparsa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, all’età di 13 anni, e trovata morta tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola. La Corte ha confermato l’ergastolo per Massimo Giuseppe Bossetti. Il muratore di Mapello era stato già condannato all’ergastolo in primo e in secondo grado. E si è sempre dichiarato innocente.

Yara Gambirasio, la sentenza della Cassazione: ergastolo per Bossetti

In aula erano oggi presenti molte persone, tra cui anche alcuni sostenitori di Bossetti, che hanno esposto in piazza Cavour uno striscione con su scritto «Vogliamo la verità. Bossetti innocente». Non c’erano i familiari di Yara Gambirasio. Non era presente durante la requisitoria dell’accusa nemmeno la moglie di Bossetti, Marita Comi.

La requisitoria del pg: non esiste un «ragionevole dubbio»

Nella requisitoria nella quale ha chiesto davanti ai giudici della prima sezione penale la conferma dell’ergastolo per Bossetti, il sostituto pg della Cassazione Mariella De Masellis ha detto: non esiste un «ragionevole dubbio» sull’innocenza di Bossetti che «non ha avuto un moto di pietà e ha lasciato morire Yara da sola in quel campo». E ancora: «Non è stato cercato un colpevole ad ogni costo», «Tutti gli accertamenti sono stati condotti con estremo scrupolo». Il pg ha anche rilevato che l’analisi del dna ha «prodotto risultati dirimenti» e «il colore degli occhi azzurro chiaro è proprio come quello di Bossetti». Anche sulla «conservazione dei reperti» – a differenza di quanto sostenuto dalla difesa – «nessun paragone è ammissibile con il caso Knox», ha osservato il magistrato, secondo cui «sono congetture da fantascienza pensare che sia stato costruito un Dna artificioso».

De Masellis ha anche citato la signora Comi parlando di un’intercettazione ambientale in carcere nella quale la donna metteva in dubbio il fatto che il marito non ricordasse l’accaduto di quella sera del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve a Brembate di Sopra. «La scomparsa di questa ragazza – ha spiegato oggi il sostituto pg – è stato un evento che ha colpito l’intera comunità. Tutti si sono preoccupati della sua sorte. Tutti ci ricordiamo cosa stessimo facendo l’11 settembre 2001 durante il crollo delle Torri Gemelle. Il non ricordare, di fronte ad un evento di questo tipo, non è possibile».

La storia

Yara Gambirasio il 26 novembre 2010 scomparve a Brembate di Sopra all’uscita della palestra. Quando venne trovato il suo corpo venne trovato, tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola, furono trovate tracce biologiche, dalle quali i Carabinieri sono risaliti a un dna maschile, del cosiddetto Ignoto 1. Si trattava di un dna simile a quello trovato mesi dopo su una marca da bollo di un uomo morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Da qui l’intuizione che Ignoto 1 potesse essere un suo figlio illegittimo. Dopo lunghe e complesse indagini, svolte anche con prelievi a tappeto sulla popolazione della zona, nel giugno 2014 è stato arrestato Massimo Bossetti, muratore. A suo carico, oltre al dna, anche le riprese di una videocamera col suo furgone davanti alla palestra pochi minuti prima della scomparsa di Yara. Bossetti si è sempre proclamato innocente.

(Foto di copertina del 24 maggio 2018 da archivio Ansa: Massimo Bossetti in attesa di avvicinarsi all’urna con le spoglie di Papa Giovanni XXIII nel carcere di Bergamo, dove è detenuto dal giugno 2014. Credit immagine: ANSA / Gianpaolo Magni)