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Sondaggi, con la manovra M5S e Lega non perdono nemmeno un voto

Le polemiche sul Def e sulla prossima manovra finanziaria, che sarà presto presentata in Parlamento, stanno facendo perdere o guadagnare voti a Lega e Movimento 5 Stelle? E in che misura sta variando il consenso dei due partiti di maggioranza? Una risposta a questo tipo di domande può essere trovata in un confronto dei sondaggi politico elettorali pubblicati nei primi giorni di ottobre da alcuni dei principali istituti demoscopici italiani, a breve distanza dall’approvazione in Consiglio dei Ministri – arrivata il 27 settembre – della nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, che ha alzato al 2,4% l’obiettivo di deficit/pil per il 2019 e scatenato un aspro confronto nel Paese.

 

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(Tabella di: Giornalettismo)

 

Sondaggi, M5S e Lega insieme oltre il 60% dei voti

Ebbene, i numeri delle ultime rilevazioni sulle intenzioni di voto degli italiani raccontano di una forte tenuta sia del M5S che del Carroccio, entrambi vicini al 30% di preferenze e in media – se sommati i voti – oltre la soglia del 60%. Stando ai sondaggi realizzati tra il primo e l’8 ottobre da otto diversi autori – Istituto Piepoli (per Porta a Porta), Euromedia Research (Porta a Porta), Demopolis (Barometro Politico), Ipsos (Corriere della Sera), Emg Acqua (Agorà), Swg (La7), Tecnè (Il Giornale) e Noto (Cartabianca) – la Lega si muove tra il 31 e il 33,8% dei consensi con una media del 32%, poco più alta di un’altra media calcolata il mese scorso, precisamente confrontando rilevazioni effettuate nel periodo 11-18 settembre. Secondo le stesse rilevazioni, in questi giorni di polemiche non sarebbe variato nemmeno il gradimento per il M5S. Il partito di Luigi Di Maio nei sondaggi oscilla tra il 27,5 e il 31% dei consensi e si conferma mediamente al 29,1%. Alle Politiche del 4 marzo la Lega si era fermata al 17,4% e il Movimento al 32,7%.

Forza Italia al 9%

Non variano molto, ovviamente, anche le percentuali di voti potenziali dei partiti di opposizione. Se si votasse oggi – dice la media dei dati degli otto sondaggi a confronto – il Pd porterebbe a casa solo il 16,7%, proprio come a metà settembre, ma in calo rispetto al 18,7% raccolto alle urne. Il partito guidato in questi mesi da Maurizio Martina precisamente varia tra il 16 e il 17,2%. Cala ancora Forza Italia. Orfani dell’alleato Matteo Salvini, gli azzurri non vanno oltre il 9%, in caduta dal 14% ottenuto ai seggi. Solo in due rilevazioni raggiungono o superano la soglia del 10%. Resiste Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni è pressoché stabile al 3,4% di media, muovendosi tra il 2,4 e il 3,7%.

Tutti gli altri partiti minori restano sotto la soglia del 3% prevista dalla legge elettorale come sbarramento per entrare in Parlamento. Leu è scesa al 2,5%. Più bassi sono Più Europa, a marzo alleato del Pd, Potere al Popolo e Noi con l’Italia, la quarta gamba del centrodestra.

Opposizioni al 35%

Infine, da rilevare il gap enorme tra coalizioni. La maggioranza di governo, alle Politiche del 4 marzo – quando non c’era intesa – ha toccato quota 50% dei voti. Oggi M5S e Lega sono sempre oltre il 60%: precisamente la media dice 60,7%. Il fronte dell’opposizione che va da Fratelli d’Italia a Leu e dal Pd a Forza Italia secondo i sodnaggi otterrebbe appena il 34,6%. Anche questo un dato che parla chiaro.

(Foto da archivio Ansa: i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio durante il giuramento del governo Conte al Quirinale, primo giugno 2018. Credit immagine: ANSA / ALESSANDRO DI MEO)