Sapete che il decreto Genova è oramai fermo da due mesi?

di Redazione | 08/10/2018

ponte morandi

Il premier Conte lo aveva promesso: entro il 2019 Genova riavrà un suo ponte, più sicuro, più efficiente, più solido. Una promessa che però rischia di saltare. Perché il decreto Genova è fermo
a Roma da oramai quasi due mesi. Quegli elementi che i 5 stelle e il ministero di Danilo Toninelli hanno inserito di bozza in bozza non vanno bene.
Servono più risorse, meno paletti sugli appalti, eliminare alcune restrizioni per i risarcimenti alle aziende, dare maggiori poteri al commissario e usufruire della cassa integrazione in deroga.

Uno scherzetto non da poco – che ricostruiscono oggi La Stampa Capurso e Rossi – dando spazio alla situazione post crollo. Il compito della stesura del testo perfetto è passato ora al leghista Flavio Di Muro, braccio destro del viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi. Quest ultimo ha calcolato tempi più lunghi, «almeno fino ai primi giorni di novembre». Anche perché cambieranno non poco gli aspetti del decreto: a partire dagli appalti. E sul punto di vista delle risorse il Mit dovrà lavorare fianco a fianco con la Ragioneria di Stato e il ministero dell’Economia. I risarcimenti agli sfollati, che il governo dovrà anticipare per conto di Autostrade, devono aggirarsi attorno ai 20 milioni.

LEGGI ANCHE > Scontro tra navi a largo di Genova, si rischia il disastro ambientale 

Non solo. Oggi Marco Imarisio sul Corriere della Sera spiega come anche il rebus delle gare tenga tutto fermo. Ieri il ministro delle Infrastrutture  ha spiegato al Secolo XIX, il giornale di Genova, le modifiche al decreto. Oltre ai soldi per gli sfollati e per la cig in deroga Toninelli vorrebbe rivedere non solo la parte che esclude Autostrade dalla ricostruzione, ma anche quella del divieto di ogni azienda che ha avuto rapporti con la concessionaria.  Un bel passo indietro rispetto a quello declamato a fine agosto.

Il commissario Marco Bucci ha visionato 4 progetti di ponte e ognuno ha un massimo di lavori di 15 mesi a partire dall’apertura del cantiere. Tutto molto bello se non fosse che la Procura per dissequestrare non sarà fulminea: è prevista entro la fine dell’anno la restituzione integrale dell’infrastruttura. 

Affidare alla società concessionaria avrebbe reso tutto molto più veloce. Ma con Autostrade fuori dai giochi bisogna metter su una Associazione temporanea di imprese che riceva l’affidamento diretto dei lavori, evitando qualunque gara in deroga al codice degli appalti italiano ed europeo. Questo è quello che desidera il ministro Toninelli ma la direttiva europea 2014/25 dice chiaramente che si può evitare la gara solo se non possono essere rispettati i termini per procedure d’appalto aperte, ristrette o negoziate. In pratica l’Italia deve dimostrare all’Unione europea che non è responsabilità sua se si creano o meno tali ritardi. Per un bando europeo (e per fare tutto in regola) servirebbe un anno di formulazione della gara. Troppo tempo per una città che ha bisogno di quel ponte come l’aria.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / LUCA ZENNARO)