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Il Guardian ha definito Marcello Foa come «il giornalista delle Fake news»

«Marcello Foa, giornalista euroscettico che ha spesso condiviso storie che si sono rivelate false, è stato nominato presidente della Rai, in una mossa che ha sollevato timori per l’autonomia dell’emittente televisiva italiana». A parlare è il The Guardian, che da la notizia della nomina di Marcello Foa con parole ben poco lusinghiere.

Nomina di Marcello Foa, il ritratto del The Guardian tra fake news e vaccini

Il nuovo presidente Rai è ritratto come «anti-gay, anti-immigrazione, anti-vaccino e pro-Russia». Un uomo dei populisti, la cui nomina, secondo la fonte anonima del Guardian, è frutto di un accordo siglato tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che ha fatto ritirare l’opposizione del suo partito Forza Italia sbloccando l’impasse che aveva colpito il servizio pubblico radiotelevisivo.

 

Il quotidiano baluardo dell’informazione britannica sottolinea con attenzione gli episodi in cui Foa è cascato a piedi pari nei tranelli delle Fake news. «Le storie false condivise da Foa includevano una durante la campagna elettorale presidenziale degli Stati Uniti su Hillary Clinton che partecipava a cene sataniche – si legge nell’articolo – e un’altra su un presunto piano per rovesciare Donald Trump». Non solo: Foa «ha anche detto che essere gay è anormale e che dare vaccini ai bambini potrebbe provocare uno “shock” nel bambino». Non viene detto esplicitamente, ma è chiaro che il Guardian non approva la scelta del nuovo presidente Rai.

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Intanto Marcello Foa ha già resa nota la sua linea: rendere la Rai competitiva anche sul web contro colossi come Netflix  Apple e Amazon, garantire il pluralismo informativo, e portare «aria fresca». Foa però non vanta nel suo curriculum nessuna esperienza televisiva, e questo sicuramente preoccupa. In particolare il Guardian riporta che secondo delle fonti interne, molti giornalisti Rai minacciano di dimettersi in segno di protesta perché «temono la perdita della libertà».

Nomina di Marcello Foa, «quanta emozione»

Il suo esordio non fa proprio onore a Marcello Foa, che ieri mattina aveva twittato : «Alle ore 13 inizierà la mia deposizione davanti alla Commissione di Vigilanza RAI. Chi avesse piacere potrà seguirla in streaming» e poi si corregge «naturalmente audizione e non deposizione […] Scusate, non è una mattinata come le altre e un po’ di emozione ci sta». Ciò che davvero conta però non è un tweet ma ciò che viene detto di fronte alla commissione, che alla fine è stata convinta una volta per tutte. Giorgio Mulè, capogruppo FI in Vigilanza aveva commentato la sua audizione dicendo che «sui vari temi Foa mi ha rassicurato» .

Marcello Foa è stato nominato presidente della Rai in serata, ottenendo il via libera della commissione. I 27 voti a suo favore, tra M5s, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, con 3 contrari, una scheda nulla e una bianca hanno permesso di raggiungere il quorum di due terzi rendendo efficace la nomina del nuovo presidente.

Una candidatura che è stata spinta dal Movimento 5 Stelle fin dall’inizio: quando il suo nome venne fatto la prima volta a luglio, Luigi Di Maio dichiarò che si trattava dell’uomo giusto per eliminare i «parassiti» inseriti dai partiti tradizionali negli ultimi decenni. Ma Foa tiene a precisare che «il mandato che ho ricevuto dal governo non è politico, ma professionale» aggiungendo che fa appello al suo curriculum, che intende «onorare in nome dei valori del giornalismo».

Nomina di Marcello Foa, Il Pd non ci sta e vuole rivedere gli atti

Molto scettico è Michele Anzaldi (Pd), segretario della commissione di Vigilanza. Non era presente al voto ma dice che gli «è stato riferito da alcuni colleghi presenti, che la votazione per Foa è stata taroccata con due voti nulli trasformati in voti favorevoli». Un «fatto gravissimo se vero» che lo ha spinto a richiedere un accesso agli atti per una verifica del voto. Sulla stessa linea anche il capogruppo del Pd Andrea Marcucci ed il capogruppo in Vigilanza Davide Faraone, che hanno richiesto formalmente al presidente della Vigilanza Barachini l’accesso agli atti, perché tra i 27 voti necessari per il quorum risulterebbero «due schede riconoscibili» che quindi annullerebbero la nomina. Una richiesta che «non può essere accolta» fa sapere il presidente della bicamerale, Alberto Barachini, dichiarando che l’esito della votazione è «pienamente regolare e incontrovertibile»

 

(Credits immagine: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)