La bufala del tema in classe sul «Come cacciare Matteo Salvini»

di Enzo Boldi | 26/09/2018

Cacciare Salvini

La notizia ha subito fatto il giro del web, tramite le centinaia di condivisioni sui profili di alcune sezioni della Lega sparse in lungo e in largo, ma il caso può essere smontato partendo da un assunto di base: nessun professore ha mai chiesto agli alunni della scuola media di Castel del Rio, in provincia di Bologna, di scrivere un tema con la traccia «Come cacciare Salvini».

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Nella scuola primaria di secondo grado del piccolo comune – che conta poco più di mille abitanti – un esercizio, un gioco fatto da una professoressa per entrare in sintonia con i suoi studenti, ha creato il pandemonio. Come spiegato anche dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna, Stefano Versari, non si è trattato di una traccia da tema in classe assegnato da una professoressa.

Cacciare Salvini, il tema mai assegnato ai ragazzi di una scuola media

Come riportato dall’Ansa, Versari ha spiegato come si sia trattato di una «Bottega dei desideri»: una pratica didattica che i docenti fanno a inizio anno per entrare in sintonia e conoscer meglio i propri studenti. Ogni ragazzo esprime un desidero e trascrive sul proprio quaderno quelli espressi dai suoi compagni di classe. La ricostruzione del direttore generale dell’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna – coadiuvata dal racconto pervenuto direttamente dalla preside della scuola media primaria di Castel del Rio – entra poi nel dettaglio.

Cacciare Salvini, una battuta di un ragazzo trasformata in caso politico

Molte le domande da porre a questa «Bottega dei desideri»: dal come fare ad avere automobili che non inquinano al come evitare la desertificazione. Fino alla questione posta da uno dei ragazzi: «Come cacciare Matteo Salvini?». L’insegnante ha prontamente chiesto di non appuntare la domanda, ritenuta inutile ai fini dell’esercizio, ma uno degli studenti non le ha dato retta e ha trascritto il tutto. Fino al ritorno a casa, quando ha mostrato il proprio quaderno ai genitori. Da quel momento è scattato il pandemonio che ha trasformato la battuta di un ragazzino in un complotto di una professoressa contro il leader della Lega.