Vaccini: perché i bambini sì e gli adulti no? | VIDEO

di Redazione | 07/09/2018

L’introduzione dell’obbligo vaccinale si giustifica nel momento in cui esiste un concreto rischio di scoppio di epidemie. Nella fattispecie, in Italia il decreto Lorenzin è emerso in un contesto di emergenza relativo al morbillo. Ma nel momento in cui le vaccinazioni sono diventate obbligatorie per i bambini, non sarebbe stato opportuno – paradossalmente – renderle obbligatorie anche per gli adulti?

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Vaccini sugli adulti, il parere di Vittorio De Micheli e di Maurizio Bonati

Sull’argomento hanno risposto due esperti: Vittorio De Micheli, del Cochrane Vaccines Field un’associazione che ha il compito di operare trasversalmente rispetto ai diversi gruppi di revisione, con lo scopo di aiutare la raccolta delle informazioni e Maurizio Bonati dell’Istituto Mario Negri, una fondazione no profit di Milano, per la ricerca, la formazione e l’informazione sulle scienze biomediche.

«Se in passato si è vaccinato in modo insufficiente – dice De Micheli – l’età media dei casi cresce e le epidemie scoppiano quando questi bambini che hanno aspettato sono diventati dei giovani adulti. Nel caso italiano, le prime epidemie di morbillo sono scoppiate nel 2007 nei diciassettenni e ora, dopo dieci anni, abbiamo ancora un’epidemia nei ventisettenni».

Ma allora, dal momento che i bambini entrano in contatto molto spesso anche con gli adulti – operatori sanitari o operatori del mondo dell’educazione – non avrebbe senso vaccinare anche questi ultimi? «Sì – dice il professor Maurizio Bonati -, o almeno alcuni adulti. Questa cosa ha già dei suoi benefici, ma sono provvedimenti che vanno valutati. Necessario, comunque, è stato ed è monitorarli. Se vedo oggi chi ha contratto il morbillo, devo affermare che forse non mi basta vaccinare i bambini. Ci sono molti medici, molti infermieri che ne avrebbero bisogno. I tre quarti di tutti i casi, riguardavano adulti e non bambini».

 

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