intercettazioni e prescrizione
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Lega e M5S vogliono evitare di litigare e rinviano la riforma delle intercettazioni e della prescrizione

Il contratto sullo sfondo, le pulsioni dei due vicepremier dall’altra. Movimento 5 Stelle e Lega conoscono bene i loro limiti, o meglio i limiti della tenuta del loro governo che mette insieme due anime così diverse. Si prendano ad esempio due argomenti molto sensibili: intercettazioni e prescrizione. Sarebbero di competenza del ministero della Giustizia e del suo titolare pentastellato Alfonso Bonafede. Ma su questi due aspetti, Matteo Salvini ha idee molto diverse.

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Intercettazioni e prescrizione: Lega e M5S divisi, non se ne parla

E allora? La soluzione studiata a tavolino, sulle sudate carte del contratto di governo elaborato a maggio dopo un blocco dell’esecutivo che sembrava trascinare l’Italia nel baratro di una crisi istituzionale, è molto semplice: non parlarne, finché non arriveranno tempi migliori.

La griglia di partenza è questa: nel contratto non c’è una sola parola su intercettazioni e prescrizione, anche se le due tematiche sono state oggetto di dibattito (molto animato) nei giorni della stesura. Se da un lato c’è un Movimento 5 Stelle che vorrebbe accorciare i tempi della prescrizione e addirittura bloccarli dopo il primo grado di giudizio, dall’altro c’è la Lega che – ribadendo il principio della equa durata di un processo – non vorrebbe toccarli o modificarli soltanto leggermente.

Intercettazioni e prescrizione, tutte le divergenze in merito

Viceversa, la Lega spinge per una stretta alle intercettazioni e alla loro diffusione: Salvini stesso, come aveva ribadito in un’intervista ad Annalisa Chirico de Il Foglio, pensa che non sia giusto veder pubblicati sui giornali stralci interi delle intercettazioni – spesso nemmeno legate alla contingenza dell’indagine che si sta affrontando – prima ancora che queste vengano a conoscenza dei diretti interessati. Il Movimento 5 Stelle, invece, da questo punto di vista è molto aperto e ritiene le intercettazioni (così come gli agenti provocatori, ma questa è un’altra storia ancora) uno strumento indispensabile nelle mani dei magistrati.

Tante differenze e poca sintesi. Perché, allora, litigare quando si possono mantenere le cose così come sono? Lo scontro sarebbe inevitabile, con Matteo Salvini che andrebbe a toccare materie (in parte lo sta già facendo con il tanto sbandierato decreto sicurezza che sarà lanciato a settembre) di competenza del ministro della Giustizia. L’ottobre della politica, quindi, sarà tutto dedicato ad altro. Con buona pace di Bonafede che, a una riforma del sistema giudiziario italiano, sta lavorando da tempo.

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO