Renzo Piano
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Renzo Piano sostiene che il crollo del ponte Morandi non sia stata una fatalità

Da oggi ci sarà una Genova Est e una Genova Ovest. La città, attraversata dal ponte Morandi, vede ora separate le sue due anime, dopo il crollo che si è verificato nella giornata di ieri, provocando almeno 37 morti (bilancio ancora provvisorio). A parlare della vicenda, questa mattina dalle colonne di Repubblica, è stato l’architetto Renzo Piano che ha appreso la notizia mentre si trovava a Ginevra.

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Renzo Piano non crede al fatalismo sul crollo del ponte Morandi

La sua analisi è lucida e non ha nulla del fatalismo. Il crollo del ponte Morandi poteva essere ampiamente previsto. «Non è colpa del caso, né della topografia di Genova. Non voglio sembrare arrogante, ma non credo al fatalismo che considera incontrollabile l’anarchia della natura».

Non c’è la manutenzione al centro delle critiche di Renzo Piano: «La manutenzione c’è sempre stata – ha affermato a Repubblica -, ma Genova è una città fragile, lunga 20 chilometri. Quel ponte è stato sollecitato fino all’inverosimile».

Renzo Piano: «Genova sa reagire, ma deve imparare a prevenire»

Inoltre, Renzo Piano ha individuato una soluzione per evitare che questi disastri si possano ripetere nuovamente all’interno di questo territorio così complicato. «Ora non è opportuno parlarne – ha detto – perché è il momento del lutto e del cordoglio. Però, per evitare questi problemi in seguito, proporrei di incrementare il trasporto su rotaia e via mare. Genova sa resistere, ha dimostrato di poter uscire da queste situazioni difficili a testa alta e lo farà anche in questa circostanza».

Una pecca, però, Renzo Piano la individua: «Purtroppo, Genova che sa reagire non sa ancora prevenire. Ma mi auguro che ora inizi la revisione del suo sistema di trasporto. Insieme ai ponti dobbiamo salvare la nostra civiltà».

PHOTO Credits ERIC FEFERBERG