Amnesty accusa Italia: «collusi con la Libia»
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Amnesty accusa l’Italia di usare le vite umane «come pedine di scambio»

Dopo il Rapporto annuale 2017-2018, Amnesty International ha pubblicato il documento “Fra il diavolo e il mare profondo“, dove torna ad accusare il nostro Paese senza mezzi termini: «L’Italia ha collaborato con autorità e attori non statali libici per limitare la migrazione irregolare attraverso il Mediterraneo centrale»

Amnesty International, le accuse contro Italia e Ue

Nel briefing pubblicato oggi, “Fra il diavolo e il mare profondo. L’Europa abbandona rifugiati e migranti nel mar Mediterraneo centrale”, Amnesty International denuncia «l’impatto devastante» delle politiche europee ed italiane sulla gestione dei flussi migratori via mare, considerandoli di fatto responsabili delle oltre 721 morti in mare avvenute tra giugno e luglio 2018. Non solo, il dito viene puntato verso i comportamenti di Italia e Malta che, trattando le Ong in maniera «sempre più ostile» hanno «abbassato la priorità delle operazioni di salvataggio e ostacolato il vitale lavoro di salvataggio svolto dalle Ong».

Amnesty International, la collusione tra Europa e Libia

La colpa però è condivisa anche dall’Unione Europea: «Le politiche europee hanno aiutato la Guardia costiera libica a intercettare persone in mare» ha dichiarato Matteo de Bellis, ricercatore su asilo e migrazioni di Amnesty International, che accusa i governi europei di aver colluso «con le autorità libiche per fermare rifugiati e migranti in Libia, a dispetto delle orribili violazioni che questi affrontano nelle mani della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia».

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Secondo il briefing, il numero dei detenuti è passato negli ultimi mesi dai 4.400 di marzo ai più di 10.000 – fra cui 2000 donne e bambini – della fine di luglio. Dopo essere intercettati in mare, la grande maggioranza, se non la totalità, di coloro intercettati in mare è stata trasportata nei centri in Libia dalla Guardia costiera libica «che è equipaggiata, formata e appoggiata dai governi europei».

«I progetti di estendere questa politica di esternalizzazione in altri paesi sono profondamente preoccupanti» continua de Bellis. «L’Italia e gli stati e le istituzioni europee devono agire urgentemente per rendere il salvataggio in mare una priorità e assicurare che le persone salvate siano rapidamente fatte sbarcare in paesi dove non saranno esposte a violazioni gravi e dove possano chiedere asilo».

Amnesty International, l’accusa all’Italia

La decisione italiana di chiudere i porti alle navi che trasportavano persone soccorse in mare è pesantemente condannata. «In questo spietato rifiuto di concedere a rifugiati e migranti di sbarcare nei porti, l’Italia sta usando le vite umane come pedine di scambio» continua de Bellis.

Il ritardo dei soccorsi ha portato alla permanenza per giorni su imbarcazioni non adeguate di feriti, donne incinte, sopravvissuti alla tortura, persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati. Una storia che non è solo una tragedia, ma anche una grande vergogna per il nostro Paese: «Persone disperate sono state lasciate in mare con cibo, acqua e riparo insufficienti, mentre l’Italia tenta di aumentare la pressione politica per ottenere una condivisione di responsabilità con altri stati europei».

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Amnesty International, «Le Ong compiono imprese eroiche, e di risposta vengono calunniate»

«Le autorità italiane e maltesi hanno calunniato, intimidito e criminalizzato le eroiche Ong che cercano di salvare vite in mare, hanno negato alle loro barche il permesso di sbarcare e le hanno anche sequestrate» continua de Bellis commentando i dati contenuti nel rapporto. In esso infatti sono descritti anche casi di violazione del diritto internazionale commesse recentemente. Tra questi, il caso del respingimento verso la Libia di 101 persone il 30 luglio, operato dall’imbarcazione commerciale italiana Asso Ventotto. C’è anche l’episodio di Josefa: nella notte tra il 16 e 17 luglio, la donna era stata trovata abbandonata in mare – insieme ad altri due corpi- su un’imbarcazione che stava affondando dopo un intervento della Guardia costiera libica.

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Amnesty International e l’Italia, i dati

Secondo le stime riportare nel report ufficiale nell’ultimo anno sono più di 2.800 i rifugiati e migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Italia dalla Libia utilizzando imbarcazioni inadatte alla navigazione e sovraffollate. Una nota positiva rispetto allo scorso anno però c’è: il numero infatti è diminuito rispetto ai 4.500 decessi del 2016.

(credits foto di copertina: ANSA/ORIETTA SCARDINO)