Quando la Guardia costiera libica abbandonò tutto trascinando e uccidendo un migrante | VIDEO

di Redazione | 19/07/2018

Non c’è ancora una spiegazione ufficiale da parte della guardia costiera libica in merito al recupero della Open Arms di una superstite e due cadaveri dopo un naufragio a largo della Libia. Non esiste, perché l’operazione di salvataggio a cui inizialmente i militari libici hanno fatto riferimento (quello relativo al salvataggio di almeno 150 migranti) è differente rispetto all’operazione che sarebbe avvenuta nel gommone su cui viaggiava invece Josepha.

Se la versione della ong spagnola venisse confermata dai fatti non sarebbe la prima volta che la guardia costiera libica incappa in errori creando perdite di vite umane.

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Tutti ricordano cosa accadde il 6 novembre 2017, quando una nave della Sea Watch ricevette una chiamata dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma. I funzionari italiani segnalarono alla Ong un gommone carico di persone che stava affondando a circa 30 chilometri a nord di Tripoli. Sul posto arrivò sia Sea Watch che la Guardia Costiera libica. I primi erano autorizzati da Roma per le operazioni di soccorso. Nello stesso tratto di mare erano presenti anche un elicottero della marina militare italiana e una nave da guerra francese. Come le immagini dimostrano i libici non aiutano i volontari della Sea watch. Anzi. L’avvicinarsi della motovedetta al gommone genera il panico sulla precaria imbarcazione. Diverse persone finiscono in acqua e cercano di salire sulla motovedetta mentre la Ong fa di tutto per recuperare più naufraghi possibili. Le scene finali del video, disponibile anche in formato integrale, dimostrano un ultimo e gravissimo errore, con la morte di una persona. La nave libica abbandona improvvisamente l’area trascinandosi dietro un uomo aggrappato ancora all’imbarcazione. Quel ragazzo è uno dei 50 dispersi in quella operazione di salvataggio. Ci furono 5 morti accertate: 58 le persone recuperate dall’organizzazione non governativa e portate poi a Pozzallo, mentre 47 sono state le persone riportate indietro dalla guardia costiera libica. Emblematico il finale dove l’elicottero della  marina militare italiana insegue i colleghi stranieri intimandogli di fermarsi, inutilmente.

Successivamente in un comunicato al sito di news Libya Observer, la Guardia Costiera libica difese i suoi agenti. Le cinque morti – secondo loro – furono causate «dall’intervento non autorizzato di Sea Watch». Le conversazioni radio che si sentono nel video, tra marina libica, ong ed elicottero italiano smentiscono la versione di Tripoli.