Fiammetta Borsellino: «Lo Stato è omertoso sulla morte di mio padre»

di Enzo Boldi | 18/07/2018

Fiammetta Borsellino

Sono passati 26 anni da quel 19 luglio del 1992, quando Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta persero la vita dopo l’attentato di stampo mafioso di via D’Amelio a Palermo. In questi 26 anni Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato siciliano, è intervenuta più volte chiedendo allo Stato di fare chiarezza su quanto accaduto quella mattina di luglio del 1992.

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«Basta depistaggi di Stato sulla morte di mio padre – scrive oggi Fiammetta Borsellino sul quotidiano La Repubblica -, diteci la verità e rispondete alle nostre domande». Questioni irrisolte che per la figlia del magistrato sono state volontariamente «rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni».

Fiammetta Borsellino, le 13 domande sulla morte del padre

Comportamenti, atteggiamenti e insabbiamenti su cui Fiammetta Borsellino vuole ottenere delle risposte da parte dello Stato. Lo fa attraverso 13 domande pubblicate sulle pagine di Repubblica tra cui: «Perché dopo la strage di Capaci non vennero aumentate le misure per proteggere mio padre? Perché venne scelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze per un caso così grave? Perché, dopo l’attentato, via D’Amelio non venne preservata permettendo la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? Perché, nei 57 giorni trascorsi tra l’attentato al giudice Falcone e la strage di via D’Amelio, mio padre non fu mai convocato dai pm di Caltanissetta?».

Fiammetta Borsellino, voglio risposte dallo «Stato omertoso»

Zone d’ombra che hanno lasciato il segno degli anni, facendo crescere in Fiammetta Borsellino la consapevolezza di uno «Stato omertoso», soprattutto nella gestione di quanto accaduto nei giorni seguenti all’attentato. «Perché i pm furono accomodanti con il pentito Scaratino nonostante le sue continue ritrattazioni? E perché manca il verbale del sopralluogo fatto dalla Polizia, insieme allo stesso Scarantino, dove diceva di aver rubato la Fiat 126 poi trasformata in autobomba?». Ventisei anni dopo si cercano ancora risposte a tutte queste domande irrisolte per una strage che, oltre al più illustre Paolo Borsellino, ha visto la sofferenza anche delle famiglie dei cinque membri della scorta del magistrato: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

 

(Foto di copertina da ARCHIVIO ANSA)