Chiara Ferragni latte in polvere
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Chiara Ferragni promuove su Instagram il latte in polvere, ma è vietato

«Quando sono in viaggio, mi manca enormemente il mio bambino. Mi rassicura sapere che però ha una riserva (di latte). Solo il meglio per il mio Leo». Chiara Ferragni ha lanciato un post su Instagram che sembra promuovere il latte in polvere, anche perché il prodotto è messo ben in evidenza nell’inquadratura dell’immagine che la vede tenere in braccio suo figlio Leone. Una circostanza che ha fatto storcere il naso a diversi utenti, sia per le polemiche sulla scelta di nutrire il neonato in questo modo, sia per un dibattito di natura giuridica sulla promozione di questo particolare tipo di prodotto per bambini.

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Chiara Ferragni latte in polvere, la controversia

Secondo il Decreto Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali n. 82 del 09/04/2009, infatti, «la pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni». Per la violazione di questo principio, infatti, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 15mila a 90mila euro.

Insomma, una questione non da poco. Tuttavia, Chiara Ferragni ha scattato questa foto negli Stati Uniti, dove non c’è alcun divieto in merito. La questione, comunque controversa, ha probabilmente spinto l’influencer e fashion blogger a rimuovere il post, per evitare l’emergere di qualsiasi problema con la giustizia.

Chiara Ferragni latte in polvere, le polemiche in rete

Sin dai primi giorni di vita di Leone, Chiara Ferragni ha sempre dichiarato la necessità di nutrire il proprio bambino non soltanto con il latte normale, ma anche con quello artificiale, alternando l’allattamento alla somministrazione di latte in polvere. Una scelta che ha fatto arrabbiare in primo luogo le mamme pancine – quelle tante volte prese in giro dal Signor Distruggere – e che ha scatenato una violenta polemica sui social network. Sempre meno importante, comunque, della possibile controversia amministrativa legata alla pubblicizzazione vietata del prodotto.