Giorgia Meloni attacca i radical chic con il Rolex, ma si dimentica della sua Louis Vuitton

di Redazione | 09/07/2018

Giorgia Meloni Louis Vuitton

Sabato 7 luglio è stata indetta una manifestazione nazionale in difesa dei migranti: in tanti hanno indossato una maglietta rossa per chiedere solidarietà per i tanti bambini che muoiono ogni giorno nel mar Mediterraneo, vittime di naufragio. Tuttavia, diversi esponenti della destra hanno criticato l’iniziativa, bollandola come la classica trovata radical chic. In modo particolare, Giorgia Meloni ha preso di mira Gad Lerner, il giornalista che si era fatto fotografare con la maglietta rossa e il Rolex al posto. Ma anche Roberto Saviano, criticato per il suo «attico a New York».

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Giorgia Meloni Louis Vuitton, la critica alle foto dei ‘radical chic’ con la maglietta rossa

Addirittura, Giorgia Meloni aveva «scimmiottato» la protesta sul suo account Twitter, indossando una maglietta rossa e commentando: «La maglia rossa ce l’ho! Ora mi mancano solo un Rolex e un attico a New York e posso pontificare anche io sull’immigrazione come i radical chic»:

Giorgia Meloni Louis Vuitton, la borsa in Parlamento

La sintesi del pensiero di Giorgia Meloni è questa: gli esponenti di sinistra o ideologicamente schierati seguendo quell’ideologia non possono manifestare la propria solidarietà ai migranti, se poi nella loro vita privata godono di benefici e di uno stato sociale agiato. Questo, nell’ottica della leader di Fratelli d’Italia, andrebbe addirittura a giustificare una presa in giro sui social network che perde di vista lo scopo primario del simbolo della maglietta rossa (il ricordo delle morti dei bambini in mare) solo per attaccare gli avversari politici.

Eppure, Giorgia Meloni dimentica che nel 2009 – quando era ministro per la Gioventù nel governo guidato da Silvio Berlusconi – era solita sfoggiare, tra i banchi della Camera e del Senato, una borsa Louis Vuitton. Salvo poi, nel 2015, criticare pesantemente il marchio – nel bel mezzo di una dichiarazione di guerra commerciale alla Francia, quando i transalpini decisero di non importare prodotti italiani colpiti dalla Xylella – e invitare gli italiani al boicottaggio delle borse Louis Vuitton. Insomma, non si è mai abbastanza radical chic. La rete, ogni tanto, dovrebbe ricordarcelo.