Salvini regala navi alla Libia
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Matteo Salvini regalerà 12 navi alla Libia. Ma lo aveva già fatto Minniti

Fa discutere la decisione, resa esecutiva da Matteo Salvini nella giornata di ieri, di «donare 12 motovedette ai libici, con la conseguente formazione dell’equipaggio da parte degli italiani». In serata è arrivata anche la fotografia su Twitter, con tanto di posa propagandistica e ulteriore dettaglio sull’operazione: «Difesa dei confini, dalle parole ai fatti – scrive il ministro dell’Interno -. 12 unità navali oggi donate dal Governo italiano alla Guardia costiera libica: per pattugliare, soccorrere, proteggere».

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Salvini regala navi alla Libia, il tweet

Dunque, le navi – secondo quanto affermato dal ministro dell’Interno e leader della Lega – andranno alla guardia costiera libica. Quella stessa pattuglia che, un anno fa, venne accusata di aver aperto il fuoco contro la ong ProActiva Open Arms. Quello stesso corpo che dipende dalla marina militare locale che, a sua volta, è governata dal governo di Al-Serraj, riconosciuto dall’Onu, ma di fatto privato di qualsiasi potere.

Salvini regala navi alla Libia, ma a chi?

In Libia, come è noto, Al-Serraj è in un angolo, mentre il resto del Paese è retto – semplificando la situazione politica – dal governo di Tobruk guidato dal generale Khalifa Haftar, che – tra l’altro – in questo momento è reduce da un ricovero misterioso di qualche mese fa (addirittura è stato dato per morto in diverse circostanze).

La donazione delle navi italiane – utilizzando un’espressione cara a Salvini «pagate con i soldi dei cittadini» – quindi rischia di finire nel caos: la guardia costiera libica ha più volte dimostrato la sua inadeguatezza. Inoltre, la situazione totalmente ingestibile di uno Stato che è sull’orlo del fallimento ormai da diversi anni – e che manda i sindaci di alcune cittadine (veri e propri capi-tribù) a negoziare con i rappresentanti delle istituzioni straniere – non garantisce un buon esito della transazione. La mossa di Salvini – probabilmente negoziata nel corso del suo viaggio a Tripoli, dopo il quale ha incassato il netto rifiuto a installare dei centri di accoglienza in territorio libico – può essere davvero controproducente.

In più, le «donazioni» fatte alla Libia rientravano già in un piano molto più vasto realizzato dal suo predecessore Marco Minniti. Già nello scorso anno, infatti, si parlò di una operazione ampia – costata anche 800 milioni di euro e che già scatenò fortissimi dubbi – che prevedeva la cessione alla Libia di imbarcazioni, ma anche di ambulanze, jeep, automobili, telefoni satellitari, mute da sub, bombole per l’ossigeno, binocoli diurni e notturni. Tuttavia, Salvini sembra volersi appropriare di questa iniziativa. Non solo scorretta dal punto di vista della sostanza ma, a questo punto, anche della forma.