Conte vuole gli hot-spot in Libia, ma cosa pensano i libici?

di Redazione | 25/06/2018

Libia

Il vertice UE sulle migrazioni di domenica 24 giugno a Bruxelles si è concluso senza accordo di massima, e questo si sapeva, ma il tavolo sembra pronto per il Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimo. Tra le dieci proposte promosse dall’Italia c’è la possibilità di aprire degli hot-spot direttamente in Libia, non accolta favorevolmente dai partner europei.

LEGGI ANCHE > Chi conosce Giuseppe Conte alzi la mano, un italiano su tre non sa chi sia

Matteo Salvini in Libia, visita lampo

Tuttavia in tutto questo lasso di tempo nessuno si è ancora impegnato ad ascoltare cosa ne pensino i libici di questa situazione. Nella prima mattinata di lunedì 25 giugno il ministro degli Interni Matteo Salvini ha fatto sapere su Twitter di essere in partenza per la Libia per incontrare il primo ministro della Libia Serraj.

Hot-spot in Libia, perché non si può fare

Chissà se Salvini si accorgerà che al momento sarebbe meglio chiamare la Libia “Libie”, perché ne esiste più di una ed è giusto saperlo.

In più, la proposta di Conte sugli hot-spot non ha fondamento reale, anche perché a Tripoli sono profondamente contrari a una proposta del genere. Prima di fare i conti senza l’oste bisognerebbe pensarci due volte, soprattutto se si parla di soluzioni politiche e istituzionali su un tema, come quello dei migranti, assai sensibile.

A domanda precisa di Repubblica al vice-premier libico Ahmed Maitig sulla possibilità di vedere questi centri a Tripoli, la risposta è secca: “Non è possibile, l’identificazione da parte di autorità straniere in Libia è contro la nostra legge. Per noi sono solo migranti illegali. Ma sono sicuro che con il nuovo governo italiano e con la Ue potremo lavorare su soluzioni più efficaci di quelle praticate finora“.

(Foto credits: Ansa)

TAG: Libia