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Di Maio ritira la folle messa in stato di accusa del presidente Mattarella

Di Maio, e diversi parlamentari M5S dopo le sue parole, hanno ritirato la folle proposta di mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ex articolo 90. Allo stesso modo anche le proteste contro il Quirinale che avrebbero dovuto caratterizzare il 2 giugno dei militanti pentastellati sono state completamente rimodulate.

Di Maio rinuncia alla messa in stato d’accusa del presidente Mattarella

La rabbiosa reazione di Di Maio dopo la fine del governo Conte per il rifiuto del capo dello Stato di nominare Paolo Savona ministro dell’Economia è rientrata dopo soli due giorni, alla luce della sua insostenibilità e dell’incomprensione dell’articolo 90 della Costituzione. La Carta evidenzia in modo esplicito come il presidente della Repubblica non sia responsabile di nessun atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni, ma possa essere accusato solo per reati gravissimi, dalla fattispecie non tipizzata, come l’alto tradimento e l’attentato alla Costituzione. La messa in stato d’accusa è stata confusa, dal M5S come era capitato in passato ad altri partiti che avevano minacciato simili iniziative poi neanche lontanamente realizzatesi contro i presidenti della Repubblica, come un processo di rimozione del capo dello Stato per un profondo e gravissimo dissenso politico che lo rende incompatibile con la carica. L’articolo 90 così come la legge 1 del 1953 che lo disciplinano indicano però un processo penale che ovviamente non ha alcun senso neanche ipotizzare contro Mattarella.

 

Di Maio
(Foto da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA/ PAOLO GIANDOTTI – UFFICIO STAMPA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA)

 

Di Maio attacca Salvini per la mancata messa in stato d’accusa di Mattarella

Di Maio ieri  ha detto che «per quanto riguarda l’impeachment prendo atto che Salvini non lo vuole fare e ne risponderà lui come cuor di leone ma purtroppo non è più sul tavolo perché Salvini non lo vuole fare e ci vuole la maggioranza», così chiudendo di fatto l’aggressione al capo dello Stato. Un voltafaccia completo, motivato con un attacco al leader della Lega per mascherare la bocciatura dettata da Grillo e i profondi dissensi emersi all’interno del M5S rispetto a una simile follia. In realtà il problema non è il mancato assenso di Salvini; come spiega anche Riccardo Fraccaro oggi sul Messaggero, il M5S voleva parlamentizzare la sua critica al presidente della Repubblica, ma una simile iniziativa non c’entra nulla o quasi con la messa in stato d’accusa.