Il “leggerissimo” attacco del settimanale tedesco Spiegel: «Italia, Paese di scrocconi»

di Redazione | 25/05/2018

Italia

L’imminente formazione del governo in Italia ha agitato prima i mercati finanziari, poi le istituzioni europee e nazionali, infine anche i giornali.

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Il settimanale Spiegel, in un editoriale infiammato a firma di Jan Fleischhauer, ha attaccato frontalmente il nostro atteggiamento. Non strettamente a livello politico, ha anche criticato il modo di fare degli stessi italiani:

Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente”, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più. In effetti si procede verso il ricatto. Rispetto all’Italia la Grecia è una bazzecola. […] Se gli italiani decidono di non voler assolvere ai loro pagamenti, l’euro è alla fine e la Germania perderà tutti i soldi impegnati per salvarlo. E adesso alla Bce non resta altro che continuare la sua politica perché ogni rialzo dei tassi porterebbe lo Stato italiano all’incapacità di pagare. […] Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità. Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica. Questo difficilmente si concilia con il mio concetto di democrazia. […] Chi vorrebbe essere considerato uno scroccone? Gli italiani, così almeno pare, hanno superato questa forma di orgoglio nazionale

Nel mirino del settimanale tedesco è finito, prima degli altri, il direttore della Bce Mario Draghi.

Il timore di un allontanamento italiano dagli ideali europei è un sentimento vivo. Da qui ad attaccare frontalmente un Paese intero ce ne passa. Eccome se ce ne passa…

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