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Luca Traini e l’interrogatorio in carcere: «Estremista per colpa di Renzi, non rinnego quello che ho fatto»

Luca Traini, nel suo interrogatorio risalente al 6 febbraio direttamente nel carcere di Ancona, ha cercato di negare che l’intento del suo folle gesto – la sparatoria a Macerata nel corso della quale ferì diverse persone di colore – fosse stato dettato da motivazioni razziste. In più ha anche parlato del suo passato da ‘emarginato’, come vittima di bullismo sin da quando aveva 13 anni, a causa del suo peso. «Io non rinnego quello che ho fatto – si sente nelle registrazioni pubblicate dal quotidiano Il Tempo -: volevo colpire gli spacciatori, come quello che ha venduto la droga a Pamela Mastropietro. Non è colpa mia poi se a Macerata gli spacciatori sono tutti neri».

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Interrogatorio Luca Traini, le sue parole dal carcere

L’obiettivo di Traini è da subito stato quello di negare l’aggravante razzista del suo gesto. Il problema è rappresentato però dal fatto che, nella circostanza della sparatoria avvenuta il 3 febbraio 2018, all’indomani del ritrovamento del corpo della diciottenne Pamela Mastropietro, furono colpite persone che nulla avevano a che fare con il traffico di droga a Macerata. Tra queste, anche una donna: «Mi dispiace per la ragazza di colore – ha detto Traini -. Io volevo colpire solo maschi dell’età dello spacciatore presunto uccisore di Pamela».

Interrogatorio Luca Traini e il nome di Matteo Renzi

Luca Traini è stato collegato, nei giorni immediatamente successivi al suo arresto, all’ambiente dell’estrema destra. Un percorso graduale, che gli ha permesso di essere prima vicino alla Lega e poi di cercare forme sempre più radicali dal punto di vista ideologico. Ma, stando a quanto affermato da Traini nel suo interrogatorio, la colpa di questa sua radicalizzazione è da attribuire a Matteo Renzi: «Nel 2015 mi sono avvicinato all’estrema destra – ha affermato Traini -. In quel periodo, forse, ce l’avevo più con il governo che con gli immigrati. Con i dazi messi da Renzi. Gli immigrati li vedevo più come un contorno, come un qualcosa che il governo provocava».

Queste parole, ora, sono entrate a far parte degli atti del processo che inizierà domeni, 9 maggio 2018. L’avvocato di Luca Traini, Giancarlo Giulianelli, chiederà con ogni probabilità il rito abbreviato per il suo assistito, basandosi su una perizia psichiatrica che lo dichiarerebbe incapace di intendere e di volere.