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Il passo indietro di Di Maio: «Sì a un premier scelto con Salvini per un governo M5S-Lega»

A 62 giorni dal voto arriva la svolta del leader M5S. In diretta tv, ospite di Lucia Annunziata su Raitre a ‘Mezz’ora in più’, Luigi Di Maio conferma il passo indietro di cui già preannunciato tutti i principali quotidiani. Il capo politico del Movimento 5 Stelle si dice disponibile a rinunciare alla sua candidatura a premier, ribadita con forza dal giorno delle elezioni, e trovare con Matteo Salvini un terzo nome politico. «È una cosa che Salvini sa da un po’: se il punto è realizzare cose per gli italiani e quell’ostacolo è Luigi Di Maio premier scegliamo insieme un presidente del Consiglio a condizione che questo sia a capo di un governo politico M5S-Lega e realizzi fatti come l’abolizione della Legge Fornero o il reddito di cittadinanza», sono state la parole di Di Maio. «Una soluzione va trovata se il rischio è un altro algido governo tecnico».

Di Maio: «Con Salvini scegliamo un premier per un governo politico M5S-Lega»

«Le confermo – ha aggiunto il capo politico M5S rispondendo alle domande a ‘Mezz’ora in più’ – che insieme a Salvini possiamo scegliere un presidente del Consiglio che non sia io e che non sia Salvini, visto che è disponibile anche lui. Scegliamo una persona politica, l’ultimo dei problemi, se della Lega o del Movimento 5 Stelle. Scegliamo una personalità che possa rappresentare le due forze». Anche un tecnico? «Purché sia una personalità in grado di gradire e comprendere il momento storico: questa è la differenza con i tecnici».

 

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«No a Berlusconi»

Di Maio ha chiarito di essere disponibile al passo indietro e alla ricerca con la Lega di un altro premier politico senza accordi con Silvio Berlusconi, confermando il veto. «Io – ha detto il leader M5S riferendosi all’ex premier – faccio un passo indietro, Salvini fa un passo indietro, ma c’è un altro che deve fare un passo indietro». Di Maio ha detto di aver parlato a Salvini della possibilità di scegliere un altro premier «un po’ di tempo fa» e ricordando che «il dialogo con Salvini non è andato avanti perché c’è il tema del centrodestra».

«Il giorno dopo le elezioni abbiamo dovuto fare una scelta: rivolgerci alle forze politiche. La prima è stata la Lega. Quando abbiamo iniziato la discussione sul contratto Salvini ha sempre detto ‘Il premier deve andare al centrodestra’. In questa situazione la mia persona era un’argine a non mollare la premiership al centrodestra, cioè anche a Silvio Berlusconi. Con Berlusconi apparteniamo a due ere politiche diverse. Ora siamo nella terza Repubblica, dobbiamo cominciare a parlare di temi e devi sapere con chi quei temi si possono realizzare».

 

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«Il M5S non ha paura del voto»

Berlusconi è pronto a fare un passo indietro? «Questo ovviamente io non lo posso sapere, lo dovete chiedere a tutta la coalizione di centrodestra, ho anche letto che c’è una riunione stasera: se arrivasse una chiusura il Movimento 5 Stelle, come si vede anche dai sondaggi, non avrebbe nessun problema a tornare al voto. Ho cercato in tutti questi sessanta giorni di capitalizzare al meglio gli 11 milioni di voti ricevuti per risolvere problemi».

Secondo il leader M5S «l’impuntatura su Luigi Di Maio premier non c’è mai stata». E ancora: «Ora siamo nella terza Repubblica, quella in cui i politici fanno un passo intero e gli italiani un passo in avanti. Ed è difficile fare le cose con chi ha creato fino ad oggi i problemi agli italiani». Rispondendo a una domanda sul dialogo con Salvini, se con la Lega si sia parlato della presenza di ministri di Forza Italia, Di Maio ha affermato: «Questo ovviamente è uno scenario su cui non ho ricevuto proposte, ma sia chiaro: quello che voglio fare è un governo politico con la Lega su determinati punti».

 

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«Il governo del presidente senza M5S e Lega non ha i numeri»

Il capo politico M5S ha messo anche in evidenza le difficoltà di far nascere anche un governo istituzionale. «Per il governo del presidente oggi non ci sono i numeri, perché il Movimento 5 Stelle non c’è e a quello che sento non c’è neanche la Lega. Non voteremmo la fiducia a un governo del presidente». «Non si tratta – ha continuato – di mettersi contro» il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Credo che il Quirinale sappia che il Movimento dal primo giorno sia stato lineare nel raccontare la propria linea e dal primo giorno il Quirinale sa che non saremmo stati disponibili a governi tecnici di scopo, come saremmo indisponibili a qualsiasi governo che non abbia una connessione col Paese. Se non è possibile fare un governo politico torniamo al voto. Non possiamo votare la fiducia» a un governo del presidente. Di Maio dice comunque che il Movimento si riconosce nel capo dello Stato. «Ho incontrato Mattarella come primo atto dopo la mia nomina. Noi nel presidente ci riconosciamo come figura di garanzia e se oggi è stato messo nelle condizioni di dover ricorrere a un governo del presidente è perché le forze politiche non si sono messe d’accordo».

«Il referendum sull’Euro? Se il M5S viene escluso dal governo»

Di Maio è stato chiamato a rispondere anche sull’idea di un referendum sull’Euro rilanciata negli ultimi giorni da Beppe Grillo. «Chi lo conosce – ha detto il leader M5S – sa che Beppe Grillo è uno spirito libero: la linea sull’Euro e sull’Europa è andare al governo e cambiare i trattati. Se il M5S viene escluso dal governo e messo in disparte, è chiaro che si presentano alcune istanze con altri strumenti di democrazia diretta o iperdiretta. Se la democrazia rappresentativa fallisce dicendo al M5S di andare fuori dovremo inventarci qualche altra cosa» e «continueremo a chiedere strumenti di democrazia diretta».

Gasparri: «Il passo indietro è finto, Di Maio un quaquaraquà»

Le repliche alle posizioni espresse da Di Maio non sono tardate ad arrivare. «Il finto passo indietro del capo grillino – ha dichiarato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri – si baserebbe sulla frantumazione della coalizione di centrodestra. Quindi la sua è una proposta basata sul nulla, sulla divisione della coalizione che ha preso più voti alle ultime elezioni e che non si realizzerà perché Berlusconi, Salvini e Meloni continueranno a procedere insieme, sia in parlamento e nella politica nazionale che sui territori, dove nei giorni scorsi proprio questa coalizione ha inflitto sonore sconfitte ai grillini nel Molise e nel Friuli-Venezia Giulia. Di Maio fa il quaquaraquà, parla al vento del nulla, facendo una sintesi mirabile della sua inconsistenza personale».

(Immagine di copertina da video del programma di Raitre ‘Mezz’ora in più’)