«I rider di Foodora erano sfruttati. E chi si è lamentato è stato espulso»

di Redazione | 11/04/2018

Foodora

Il tribunale di Torino ha respinto il ricorso di sei ex rider che sostengono di essere stati licenziati dall’azienda di food delivery dopo avere aderito a uno sciopero di categoria. La motivazione della sentenza sostiene che questi lavoratori sono autonomi, non dipendenti.

L’avvocato di parte Giulia Druetta aveva descritto in maniera approfondita le condizioni di lavoro:

I rider di Foodora erano sfruttati, monitorati dall’azienda in ogni loro mossa. E chi si è lamentato è stato espulso. Il rapporto che legava i rider all’azienda aveva le caratteristiche del lavoro subordinato, anche se loro erano inquadrati come collaboratori autonomi. I ragazzi dovevano essere reperibili in maniera costante e continuativa e, tramite un’applicazione, erano monitorati, tracciati e valutati in ogni loro mossa. L’app era una sorta di braccialetto elettronico con cui prendere punti per riuscire a mantenere il proprio posto in azienda. L’azienda escluse dai turni chi non era d’accordo. Un fattorino ha raccontato che, in cambio dei nomi dei colleghi che avevano partecipato alla mobilitazione, gli era stato promesso un contratto. Dalle chat aziendali emerge una situazione in cui i lavoratori erano totalmente assoggettati al datore di lavoro: o seguivi nel dettaglio ogni direttiva o perdevi il posto. Al datore di lavoro on interessavano le esigenze o le condizioni di salute dei fattorini, che erano in una posizione di sudditanza anche psicologica”, spiega l’avvocato Giulia Druetta. Il legale ha citato il caso di un fattorino a cui è stato negato di interrompere il turno nonostante avesse molto male alle gambe. A un fattorino che ha segnalato di aver rotto il copertone, sostiene ancora il legale, la risposta dei datori di lavoro e’ stata: “non riesci a pedalare anche con il copertone bucato?”

Druetta aveva chiesto un risarcimento di 20mila euro per ciascun lavoratore per la violazione del diritto alla privacy. Su quella relativa alla normativa antinfortunistica, la richiesta è stata di 100 euro per ogni giorno lavorativo.

 

Ornella Girgenti, legale di Foodora, ha da parte sua dichiarato: “Erano i rider a decidere quanto e quando dare disponibilità e l’azienda non si è mai vincolata a far lavorare. Non c’è scritto da nessuna parte che il rider deve offrire una disponibilità minima. Molti fattorini, all’ultimo, soprattutto nei giorni di pioggia in cui le richieste di consegne sono tantissime, rinunciavano al turno, senza preoccuparsi di cercare un sostituto, senza scusarsi“.

(Foto credits: Ansa)

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