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Animali, perché la sentenza su Green Hill è storica

Una sentenza «tre volte di grande spessore giuridico e innovativa» con la quale si conferma che «non esistono ‘zone franche’, senza limiti di legge» e che dunque «non tutto è lecito in allevamento e a fini sperimentali: per la prima volta in Italia in tre gradi di giudizio è stato sancito che questi ambiti di attività hanno dei limiti e se operano oltre la norma speciale commettono reato». Così la Lega Antivivisezione (Lav), attraverso il suo legale Carla Campanaro, definisce quella depositata ieri dalla Cassazione, con cui vengono spiegate le ragioni che, nello scorso ottobre, portarono alla condanna dei vertici di Green Hill

Green Hill, cosa dice la sentenza

Nell’allevamento Green Hill di Montichiari, nel Bresciano, oltre 2.600 cani beagle – si legge nelle motivazioni depositate ieri dopo la sentenza pronunciata il 3 ottobre – sono stati sottoposti a trattamenti sfociati in «comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche» e, in alcuni casi, gli animali sono stati «sottoposti a eutanasia» per «patologie modeste e dopo periodi di cura troppo brevi». I beagle – dice la Cassazione – sono stati privati dei loro «pattern comportamentali», e sottoposti a pratiche «insopportabili» quali la «tatuatura con aghi», vietata dalla legge, o la rottura dei vasi sanguigni dovuta a unghie tagliate fino alla base, causando anche la morte di alcuni cani.

Green Hill, perché la sentenza è storica

Quella della Suprema Corte, dice oggi l’avvocato Campanaro, è «una sentenza che fa giurisprudenza e che dimostra come le caratteristiche etologiche degli animali, anche se oggetto di sperimentazione animale, devono essere pienamente tenute in considerazione, così come per gli animali destinati a questa pratica non è possibile prevedere sistematicamente la loro uccisione o la mancanza di cure adeguate, solo perché ‘inservibili’».

Le motivazioni della Cassazione, ha spiegato la biologa Michela Kuan, responsabile dell’area ‘ricerca senza animali’ della Lav, «ribadiscono il superamento del concetto di animale come mero oggetto sperimentale sottolineando come dentro a Green Hill siano stati protratti sui cani ‘comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche’». «Il rispetto delle necessità comportamentali delle cavie – ha continuato la biologa – è un passo fondamentale che deve essere, ora, ben chiaro a chi si occupa di ricerca con animali; la legge si esprime chiaramente in merito, ma nonostante questo per molti gli animali sono ancora solo ‘cose’ e le condizioni di stabulazione nei laboratori sono obsolete e primordiali con gabbie dalle dimensioni minime accumulate in spazi sotterranei privi di luce naturale».

(Foto da archivio Ansa: immagine di Leila e Daisy, due dei beagle di Green Hill dati in affidamento, foto distribuita il 24 agosto 2012. Credit: Ansa / Legambiente)

TAG: Green Hill