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Qwant, il motore di ricerca anti-Google che non ‘ruba’ i tuoi dati

Se pensate che Google sia l’unica valida soluzione per effettuare le vostre ricerche online vi sbagliate di grosso. Certo, c’è Bing, come alternativa. Ma da un po’ di tempo c’è soprattutto Qwant, un motore di ricerca che a differenza del colosso di Mountain View evita di ‘rubare’ i dati degli utenti, che non tiene traccia di alcuna informazione sull’identità o il profilo di chi lo utilizza e non discrimina i risultati sulla base delle precedenti ricerche effettuate. Non è una novità da poco, in un mondo in cui usufruiamo dei più disparati servizi in forma pressoché gratuita donando in cambio alle piccole e grandi aziende che ci forniscono le app perfino perfino i dettagli dei nostri spostamenti.

Qwant, il motore di ricerca europeo che sfida Google tutelando la privacy

Nato nel 2011 in Francia, per iniziativa di un esperto di finanza, Jean-Manuel Rozan, e di un esperto di sicurezza informatica, Eric Leandri, lanciato nel 2013, Qwant è arrivato in Italia lo scorso ottobre con la promessa di – parole del country manager Fabiano Lazzarini – «rispettare la vita delle persone e garantire la riservatezza ad aziende e istituzioni». Il punto di forza del motore di ricerca è dunque la massima tutela della privacy, che è anche un modo per caratterizzarsi, distinguersi da Google e conquistare fette di mercato. I primi passi sono già stati compiuti. Come ha spiegato il fondatore e presidente Leandri, in Germania, paese che raccoglie il 29% del traffico, si è verificata negli ultimi mesi una crescita rilevante, del 200% tra ottobre e dicembre. Mentre la Francia, dove si trovano tutti i server, guida con il 44%, l’Italia segue con l’8% davanti a Lussemburgo, Belgio, Svizzera, Portogallo e Cina.

 

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(Immagine da Smallseotools.com. Il ranking di Qwant secondo Alexa.com)

 

Molto più difficile è la penetrazione nel mercato americano. Qwant ha intenzione di restare fuori dal Patriot Act (la legge federale che con l’obiettivo di abbattere il rischio di attacchi terroristici ha intaccato la privacy dei cittadini) e dal Freedom Act (che ha esteso la capacità del governo di raccogliere dati telefonici) e per questo non può avere server negli Stati Uniti. Segnali di crescita arrivano dal Canada, dove il motore di ricerca sarà molto pubblicizzato da marzo, soprattutto per i video. Qwant non è infatti un motore di ricerca che si limita a link e immagini. Proprio come Google consente all’utente di scoprire i risultati di diverse sezioni (filmati, notizie, social, acquisti, musica, bacheche) e si sviluppa sia in versione desktop che mobile. Qwant è riuscito a stabilire partnership con quattro produttori di smartphone (come Fairphone) per installare il motore di ricerca di default, superando anche l’ostruzionismo di Google, proprietario del sistema operativo Android.

Qwant, la crescita e gli obiettivi

Le entrate arrivano soprattutto dalla pubblicità, per il 70-80%. Ovviamente anche i messaggi pubblicitari sono lontani da ogni forma di profilazione o tracciamento. Leandri parla di crescita esponenziale negli ultimi tempi, con un giro d’affari di decine di milioni di euro, da spendere anche nel 2018 per accelerare il passo. Ma va rilevato anche un supporto della Caisse des dépôts (un istituto finanziario pubblico, l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti) che detiene il 20% della società e ha sostenuto l’iniziativa con 15 milioni di euro. Altri 25 milioni, somma convertibile nel 10% delle azioni, Qwant li ha raccolti invece con un prestito della Banca Europea degli Investimenti, nel 2015. Ce la farà a diventare una piccola o grande Google? Di sicuro il 2018 sarà un anno decisivo. Non solo per i dati economici. In questi mesi Qwant proverà a guadagnare la credibilità a livello internazionale degli esperti della protezione dei dati personali, e soprattutto negli Usa. A gennaio è già arrivato quello che può essere definito il primo successo del motore di ricerca, ottenendo il via libera dalle autorità cinesi che avevano stoppato Google.

La capacità di indicizzazione è nettamente migliorata. A inizio 2015 il motore di ricerca europeo indicizzava 40 milioni di pagine al giorno, 120 milioni a fine 2016, 250 milioni nel 2017, a fine 2017 è stato superata la soglia del miliardo. Leandri spiega che si può pensare in grande, presentare il prodotto agli esperti lasciando che testino e verifichino. Non mancherà l’attenzione alla strategia. All’inizio Qwant (dove ‘Q’ sta per ‘quantità’ e ‘Want’ per ‘Wanted’) ha fatto affidamento sui servizi di Bing, il motore di ricerca di Microsoft. E non è esclusa una sinergia in futuro. «Il problema – ha spiegato il presidente e fondatore – è che loro sono americani e hanno una procedura in corso negli Stati Uniti per bloccare il libero accesso del governo americano ai dati dei loro server europei. Vedremo se vinceranno. Per me non ci sono problemi, a meno che non si debbano fornire gli indirizzi IP dei miei utenti». Il concetto è chiaro.

(Immagine di copertina da Qwant.com)