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CasaPound resisterà allo sgombero della sede occupata di via Napoleone III e minaccia di non andarsene

CasaPound ha comunicato che intende opporsi in ogni modo alla sgombero della loro sede di via Napoleone III a Roma. L’immobile, di proprietà del demanio, è occupato dal lontano 2003: il legittimo possesso che spetta allo Stato è stato sottratto con la forza, e da allora il gruppo neofascista ha utilizzato quella sede per radicarsi nella società romana prima e poi nazionale. Il comitato metropolitano per la sicurezza urbana ha inserito la sede nazionale di CasaPound tra gli immobili prioritari da sgomberare.

CasaPound resisterà allo sgombero della sede occupata di via Napoleone III e minaccia di non andarsene

Per Simone Di Stefano, candidato alla presidenza del Consiglio alle elezioni politiche del 4 marzo, la notizia, pur vera, è sostanzialmente una boutade elettorale. «La prefettura ha rimaneggiato quella lista per dare un contentino all’elettorato del Partito Democratico. È il segno di una sinistra povera di argomenti a cui non resta che portare avanti battaglie di retroguardia. È tutto perfettamente coerente con le mosse di Fiano e della Boldrini, gente che ha scommesso sull’antifascismo per farsi strada in politica», spiega Di Stefano, che rivendica apertamente di essere un fascista, al Giornale. Il leader di CasaPound attacca anche Virginia Raggi, componente fondamentale del comitato metropolitano di Roma per la sicurezza urbana, per la decisione di sgomberare con priorità la sede nazionale del partito di estrema destra. «La Raggi è una professionista del benaltrismo, una maestra nel distogliere l’attenzione dalla sua incapacità di amministrate la Capitale, (lo sgombero, ndA) è la perfetta foglia di fico dietro cui nascondere la sua incompetenza», rimarca Di Stefano al Giornale.

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Nel pezzo di Elena Barlozzari si riportano voci di CasaPound molto esplicite in merito allo sgombero: i fascisti del terzo millennio si opporranno in modo fermo allo sgombero dell’edificio del Demanio sito in via Napoleone III. «Se le voci sullo sgombero non fossero solo propaganda dell’ultim’ora resisteremo con le unghie e con i denti, qualora l’amministrazione pretenda di mandarci via senza offrire delle soluzioni alternative degne la risposta sarà che non ce ne andremo», riporta il Giornale.

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Un atteggiamento in aperta contraddizione con quanto capitato lo scorso agosto, quando il ministero degli Interni decise di sgomberare il palazzo di via Indipendenza che da anni ospitava rifugiati, come ricorda il profilo Twitter di Adil. Simone Di Stefano si era detto d’accordo con quella decisione: ora per la stessa cosa CasaPound promette la guerra.

Foto copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI