Ikea risponde sul licenziamento di Marica Ricutti, una madre di un disabile

di Redazione | 29/11/2017

Ikea

EDIT: Ikea ha risposto al licenziamento di Marica Ricutti con un comunicato stampa, inviato in orario successivo al nostro pezzo, che pubblichiamo.

 

IL RISPETTO DEI VALORI E LA RESPONSABILITÀ DI CIASCUNO
29/11/2017 19:00 | Comunicati generali Iscriviti a Comunicati generali

IKEA Italia, a conferma del proprio modo di lavorare che sostiene e sviluppa le proprie risorse interne, ha creduto nel percorso professionale della Sig.ra Marica Ricutti che negli anni ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità.
L’azienda si è sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni, per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro.
In merito alla vicenda, IKEA Italia desidera precisare le ragioni alla base della propria decisione, che è stata difficile quanto necessaria, nel rispetto dei propri valori e alla luce dei fatti avvenuti.

Negli ultimi 8 mesi la Sig.ra Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice – per sua stessa ammissione – si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili.

Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento, la Sig.ra Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione.

Sulla base dei propri valori, del rispetto dovuto alla totalità dei propri collaboratori e della cura dei propri clienti, IKEA, pur avendo fatto il possibile per andare incontro alle richieste della lavoratrice, ha ritenuto non accettabili comportamenti di questo tipo che hanno compromesso la relazione di fiducia.

Alla luce di questa insostenibile situazione, l’azienda è giunta alla decisione di interrompere il rapporto di lavoro.
Oggi in IKEA Italia lavorano più di 6.500 collaboratori diretti, in oltre 21 punti vendita, per i quali valorizziamo le competenze e garantiamo percorsi di crescita. I risultati della nostra indagine di clima interno, infatti, confermano che l’82% dei nostri lavoratori si sente rispettato e valorizzato e l’83% si dichiara orgoglioso di lavorare in IKEA e di farlo sapere.

Il 90% è impiegato con un contratto a tempo indeterminato e, nell’ultimo anno, oltre 100 donne e 100 uomini hanno avuto un avanzamento di carriera.

IKEA è da sempre un’azienda sensibile e rispettosa delle diversità. Questo atteggiamento è frutto della consapevolezza che le differenze di genere, orientamento sessuale, provenienza, età e anzianità aziendale sono elementi di sviluppo culturale individuale e collettivo.
Grazie alla valorizzazione delle diversità e dell’inclusione, possiamo dire con orgoglio che oggi abbiamo il 58% dei collaboratori e il 44% dei responsabili rappresentato da donne.

Per IKEA i propri collaboratori sono la risorsa più importante e questo è dimostrato dalla storia dei nostri 29 anni di presenza in Italia.

Ikea si era distinta con tweet e post ironici e assai ben fatti prima di Italia-Svezia, ma al momento dai profili social dell’azienda svedese non arriva nessuna risposta alle decine di commenti rabbiosi causati dal licenziamento di Marica Ricutti. La dipendente dello stabilimento di Ikea Corsico, nei pressi di Milano, è stata licenziata per non aver rispettato i turni di lavoro a lei assegnati. La donna, che ha raccontato il caso ai media ed è stata appoggiata dai sindacati nella sua protesta, ha spiegato come i nuovi turni di lavoro assegnati fossero incompatibili con la cura dei due figli  – è separata -, in particolare per quanto riguarda il bambino disabile di cinque anni.

 

Ikea non risponde sul licenziamento di una madre di un disabile

 

Ikea, secondo Marica Ricutti, aveva raccolto la sua segnalazione sui problemi derivanti dall’orario in un primo momento, ma dopo che la dipendente non era riuscita a rispettare i turni per questioni familiari l’ha licenziata. La storia, raccontata ieri sul nostro sito, è stata ripresa da diversi organi di informazione, e da ormai molte ore numerose persone stanno postando con rabbia sui profil social commenti negativi in merito al licenziamento di Marica Ricutti. Dalle “vendette” successive all’eliminazione dell’Italia contro la Svezia, la nazione dove è stata fondata Ikea, la pagina Facebook dell’azienda è subissata di rabbiose proteste per quanto successo a Corsico.

 

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«Licenziare una dipendente separata con due figli piccoli a carico , di cui uno disabile perché non riesce ad essere alle 7 al lavoro. Succede a Ikea di Corsico, Milano», «Bello lo spot!! forse la mamma nel video è a casa con i figli perché è stata licenziata dal lavoro…come accade ancora in qualche azienda che continua a sfruttare i dipendenti anche quando sono forzati a non accettare turni per esigenze familiari… buon Natale anche a voi», «La violenza è licenziare una mamma single con un figlio disabile perché chiede che i suoi orari di lavoro vengano rispettati. Siete uno scandalo.», « Tipo il cambiamento che avete portato nella vita di Marica Ricutti, madre sola con due figli piccoli di cui uno disabile, licenziata e buttata via come uno dei vostri mediocri arredi? Ah, beh. Meglio non cambiare, allora. #BoykottIkea». I commenti che invitano a boicottare Ikea per il licenziamento di Marica Ricutti sono tanto numerosi, quanto senza alcuna risposta.

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Una direttiva aziendale che stride in modo evidente con il social managament brillante del gruppo svedese. Per ora infatti Ikea ha risposto solo su Twitter, ma a commenti relativi alla qualità del servizio.