Come ti debunko il video che parla della «verità sui “migranti”»

di Redazione | 13/03/2017

luca donadel migranti

C’è un video dal titolo “La verità sui migranti“, pubblicato il 6 marzo 2017 dalla pagina Facebook di Luca Donadel che sponsorizza il libro “Profugopoli” di Mario Giordano (2016). Il video, creato dallo studente di comunicazione presso l’Università di Torino, racconta il fenomeno del recupero migranti in mare.

Secondo il sito Il Populista Luca Donadel avrebbe “smontato” la propaganda sul recupero dei migranti in mare. Nel video lo studente riporta alcuni articoli dove vengono citati i nomi delle imbarcazioni che intervengono nel “Golfo di Sicilia” iniziando da quello dell’Agi.it intitolato “Migranti: Sos dal Canale di Sicilia, mille in salvo“. Luca cita il servizio fornito dal sito Marine Traffic, utile a tracciare e visualizzare gli itinerari delle imbarcazioni. Ma ci sono alcune imprecisioni in merito al video lanciato dallo studente di Torino e prontamente rilanciato da Matteo Salvini, leader della Lega Nord. Precisazioni che ha fatto il debunker David Puente sul suo blog e che sono state analizzate anche da Butac. Vediamole una per una.

LA VERITA’ SUI MIGRANTI E IL COSTO REALE DI MARINE TRAFFIC

Nel video il ragazzo sbaglia nel riportare il costo del servizio “SAT” relativo al Marine Traffic. Parla di 400 EURO al mese, ma bensì costa 400 dollari. Sul sito stesso del software in questione c’è anche un periodo di “free trial” di 14 giorni disponibile. «Sarebbe interessante vedere una ricevuta del pagamento – spiega Puente sul suo blog – io ho fatto l’iscrizione al “free trial” e potevo vedere gli itinerari (senza pagare un euro)».

INCREDIBILE! CI SONO SOCCORSI OLTRE I LIMITI GEOGRAFICI!

In seguito il ragazzo fa riferimento ad un articolo del Corriere del Mezzogiorno del 23 marzo 2017 dal titolo “Migranti, altri due sbarchi: ci sono 70 bambini senza genitori” dove vengono citate due imbarcazioni, la Peluso della Guardia Costiera e la Aquarius di Sos Mediterranee. Lo studente, attraverso le sue indagini, denuncia qualcosa che sembra inedito ma in realtà tanto inedito non è.

Siamo ben consapevoli che il Canale di Sicilia sia il tratto di mare del Mediterraneo tra la Sicilia e la Tunisia, purtroppo citato in maniera scorretta in merito alla notizia riportata dal Corriere del Mezzogiorno siccome il vero salvataggio è avvenuto nei pressi delle coste libiche. Non si tratta di una bufala, ma disinformazione (comprendo che molti ancora non capiscano la differenza tra i due termini, purtroppo anche Luca dice “bufala“). Inoltre, che le operazioni di soccorso avvenissero oltre ai limiti geografici citati dai media italiani non è affatto una novità, tanto che il tema fu trattato anche in un articolo di Limes dello scorso 10 agosto 2016 (“Il canale di Sicilia e le Sar“), spiegandone i motivi, e un reportage fotografico dal titolo “Migranti, le foto a bordo di nave Aquarius nella zona SAR Libia a Nord-Est da Tripoli” pubblicato su Rainews l’otto ottobre 2016. La classica “scoperta dell’acqua calda“.

Nel video viene citata la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare, sostenendo che le persone salvate in acque internazionali dovrebbero esser consegnate nel porto sicuro più vicino che, secondo Luca, sarebbe quello di Zarsis in Tunisia. «La Convenzione non riporta ciò – spiega Puente – ma lo fa quella di Amburgo del 1979 (“International Convention on Maritime Search and Rescue (SAR)“) e la Risoluzione MSC.167 (78) (adottata nel maggio 2004 dal Comitato Marittimo per la Sicurezza insieme agli emendamenti SAR e SOLAS)».

TRITON E MARE NOSTRUM AUMENTANO I MORTI?

Nel video Luca fa emergere una presunta correlazione tra il numero di morti e le operazioni Mare Nostrum e Triton di Frontex. «Lo dicono i numeri sono fatti», spiega il ragazzo evidenziando Wikipedia.
Bisognerebbe però citare la seconda guerra civile libica del 2014 e non solo. «Bisogna dire – spiega Puente – che nel video viene mostrato uno screenshot da Wikipedia per sostenere che con l’inizio delle operazioni sarebbero aumentati i morti, ma quel testo riguarda solo la voce “Operazione Triton” che ovviamente ha contribuito all’aumento siccome era ben diversa dall’operazione Mare Nostrum, ma nel video ciò non viene spiegato».
E ancora. «Il video – ha aggiunto il debunker – non considera i numeri delle persone salvate, ma soltanto il numero dei morti. Fornire soltanto un dato non aiuta a comprendere i numeri dell’immigrazione attraverso il Mar Mediterraneo». Al momento c’è l’Operazione Sophia in corso, che opera suppergiù nelle stesse aree in cui agiva l’operazione Mare Nostrum, a questa si aggiungono altre operazioni coordinate da Frontex. Non solo, su Butac si precisa:

Al momento c’è l’Operazione Sophia in corso, che opera suppergiù nelle stesse aree in cui agiva l’operazione Mare Nostrum, a questa si aggiungono altre operazioni coordinate da Frontex. Nell’ambito di Operazione Sophia ad esempio i nostri uomini stanno addestrando la marina libica a intervenire contro gli scafisti in operazioni sia d’arresto che di soccorso. Curioso che la cosa faccia più notizia in altre lingue che non in italiano

IL VIDEO DI LUCA E IL LIBRO PROFUGOPOLI

Il pezzo di Puente è ricco di link e approfondimenti che vi invitiamo ad aver sotto mano. Ma veniamo al punto finale del video, il più interessante:

Torniamo alla domanda principale: perché? Perché continuiamo ad andarli a prendere? Abbiamo visto che non salviamo più vite, i rifugiati sono una minima percentuale, tutto questo ha dei costi sociali altissimi, quindi perché? E vedete, la cosa triste è che la risposta è sotto gli occhi di tutti, non c’è nessun complotto, nessun potere forte, semplicemente c’è un business. Un business di cui sappiamo nomi e cognomi delle persone implicate, molti di queste sono raccolte nel libro di Mario Giordano Profugopoli. (Luca)

«Nel video – spiega Puente – viene inviato (volontariamente o involontariamente dal suo autore) un messaggio al pubblico: “i media comunicato qualcosa che fa comodo al business delle cooperative“. Se non era quello che intendeva Luca forse era meglio spiegarlo con altre parole».