Campania incesto
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«In alcune zone della Campania l’incesto è normale». La ricerca choc: tutti i numeri dell’orrore

La fonte è autorevole. Anzi, è proprio un’Autorità, quella Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, a rivelare che in alcune zone della Campania è socialmente accettabile l’incesto e in quanto tale un fenomeno sommerso ma massivo.

Ieri un convegno a Napoli dal titolo eloquente – Stop – Abusi interfamiliari, l’incesto in Campania – ha aperto un tema di discussione tragico. Cesare Romano, a capo dell’Autorità Garante dell’infanzia e dell’adolescenza campana ha aperto un terribile vaso di Pandora ieri nella sala Nassiriya della Regione al Centro Direzionale di Napoli, dichiarando, senza esitazioni che “il fenomeno degli abusi e dell’incesto è abbastanza consistente, trasversale e sommerso. Vogliamo accendere i riflettori su questo fenomeno e fare qualcosa che non sia solo un approfondimento ma soprattutto prevenzione e contrasto a una situazione che va sicuramente combattuta”.

Sulle zone critiche non ha dubbi: i quartieri Salicelle ad Afragola, Madonnelle ad Acerra, Caivano e altri quartieri di Napoli sono le zone rosse dei reati contro l’infanzia.

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Caivano, Benevento, in queste settimane bambine dolcissime e innocenti vanno alla ribalta per la loro tragica fine. Ma anche per le loro brevi vite funestate da esperienze atroci. E, a quanto pare, non isolate.

Abbiamo testimonianze dirette e indirette che ci sono intere zone, in quartieri molto critici, in cui l’abuso sessuale, l’incesto è elevato a normalità.

Lo dice, Romano, in seguito a una ricerca addirittura precedente al suo insediamento, iniziata nel novembre 2013, strutturata in un questionario anonimo di 15 domande, che ha intercettato un territorio abitato da 6 milioni di persone ma, soprattutto, da un milione di minorenni. Un’indagine inevitabile e nata da una rilevazione statistica inquietante: nel quinquennio precedente il Telefono Azzurro aveva ricevuto segnalazioni di abusi su bambini e adolescenti in quantità inquietanti (una richiesta di aiuto su tre globali, era su questo argomento).
La ricerca conferma il fenomeno della “polivittimizzazione”: un bambino vittima di una
violenza, ad esempio fisica, ha infatti un’elevata probabilità di essere contemporaneamente
vittima anche di altre forme di violenza, ad esempio psicologica o sessuale.
Nello specifico, negli ultimi 5 anni, Telefono Azzurro ha ricevuto 1.800 segnalazioni di violenze
fisiche, 626 di violenze sessuali. Significa che sono stati segnalati 1.438 casi di violenza in
media ogni anno, 4 al giorno. Gli abusi sessuali più diffusi appartengono alla categoria dei
toccamenti (40%). Guardando ai trend, nel periodo 2008-2013 è possibile rilevare un aumento
rilevante della percentuale di minorenni stranieri vittime di violenza, in particolare abusi fisici
(dal 17,5% nel 2008 al 30,5% nel 2013) e sessuali (dall’ 8,8% nel 2008 al 30,5% nel 2013).

E fa malissimo, continuando a consultare i freddi numeri, come il maggior aumento sia nella fascia tra gli 0 e 10 anni. La violenza fisica vede femmine e maschi dividersi equamente l’orrore (o quasi: 47% contro 53%), mentre per quella sessuale aumenta lo scarto (32% contro 68%). Sul carnefice, invece, l’identikit è impietoso: 88 volte su 100 ad abusare di un bimbo o una bimba è un uomo, anche se aumentano i casi di negligenza genitoriali femminili (64 su 100).
E i dati sono destinati a crescere: soprattutto se la vittima è un maschietto, è difficile che la racconti anche se negli ultimi anni quelli che chiedono aiuto sono aumentati sensibilmente: prima erano uno su cinque, ora uno su tre.
La tragedia vera, però, è che chi abusa spesso conosce bene le vittime e ha la fiducia di queste ultime e del loro nucleo affettivo, 8 volte su 10 chi compie violenza sessuale frequenta abitualmente la casa di chi la subisce. E spesso è il padre (4 volte su 10) con la complicità silenziosa o meno della madre (ampliando la fascia degli abusi si arriva quasi a una volta su due).
Un’altra, ultima inquietante statistica, sempre rilevata dal Telefono Azzurro è la crescita il numero di bambini/adolescenti autori, di violenze sessuali (dal 6,4% nel 2008 al 14,6% nel 2012).

La ricerca dell’Autorità Garante si è svolta in 45 comuni (il 12% del totale in Campania) per una copertura “regionale” pari al 60% per la sua localizzazione. Si è arrivati a circa 200 casi di incesto e abusi interfamiliari rilevati (il 75% direttamente dagli operatori del Comune, il 25% per testimonianze indirette). Tanti gli aspetti che suscitano l’impressione di una malattia endemica e neanche di un fenomeno eccezionale: le vittime sono per la maggior parte di sesso femminile (87%) e c’è una rilevante fetta di loro che è in età prescolare (il 25%). E tutto questo contando che è difficilissimo rompere il muro dell’omertà di chi subisce l’orrore, impreparato a comprendere il proprio status di vittima anche per un ambito culturale e valoriale sotto il livello di guardia, il fatto che i figli siano considerati proprietà dei genitori e che la pratica sia socialmente condivisa, sia pur non esplicitamente.

Una cosa che d’altronde spesso accade negli hinterland delle metropoli più complicate: è di due anni fa la storia di Gemma, londinese, che a 12 anni si sentì dire dal padre “meglio perdere la verginità con me che con uno sconosciuto in un hotel”. Una frase che molti operatori interpellati – che chiedono pene più severe per i carnefici, una campagna informativa e culturale sul fenomeno, sessioni di aggiornamenti per se stessi (molti si sentono inadeguati) – avrebbero sentito. A volte detta anche dalle stesse vittime.

 

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