“Italiani come Schettino? Il Giornale se l’è inventato”

di Andrea Mollica | 09/02/2012

Jan Fleischhauer spiega a Giornalettismo cosa pensa delle polemiche che l’hanno coinvolto a causa di un pezzo mal tradotto e per nulla compreso dalla stampa italiana

Una polemica inventata sul nulla, che ha evidenziato sia la non conoscenza delle basi del giornalismo – non saper tradurre un articolo – sia una perdita della ragione per i toni scelti dal Giornale. Jan Fleischhauer, commentatore di Der Spiegel, definisce così il caso Schettino/Auschwitz/Sallusti che tanto spazio ha occupato sui media nostrani.

IL CASO FLEISCHHAUER – Il 23 gennaio compare su Spiegel Online un commento sulla crisi dell’euro, interpretata alla luce della costante presenza, seppure negata, di stereotipi sulle diverse culture del Vecchio Continente. La firma è di Jan Fleischhauer, polemista conservatore noto in Germania per il suo stile di scrittura particolarmente pungente. Il pezzo di Fleischhauer si apre in modo molto provocatorio, sulle gesta di Francesco Schettino che rivelerebbero un’inconfondibile italianità dell’accaduto. La citazione di Schettino, così come altre parti dell’articolo, scatenano un’infinità di polemiche. Prima Repubblica, poi il Giornale, con la prima pagina shock “A voi Auschwitz, a noi Schettino”. Su Giornalettismo abbiamo già spiegato il senso di quell’articolo, e quanto pretestuose fossero le polemiche scatenate contro il giornalista tedesco di Der Spiegel. Dopo una breve vacanza sulle nevi, abbiamo contattato Jan Fleischhauer per scrivere la parole fine su una vicenda che certo ha evidenziato quanto possano essere tesi i rapporti tra concittadini europei.

“Il paragone dello scandalo” del suo articolo era l’equivalenza tra gli italiani e Schettino. Ci può spiegare esattamente cosa intendeva dire?
Sono stato veramente sorpreso dalla reazione della stampa italiana, che ha davvero preso troppo sul serio un passo scritto nel classico stile del Tongue – in –cheek – britannico, quindi con molto senso dello humour. Non ho mai scritto che gli italiani sono tutti come Schettino. Volevo semplicemente dire, che la Bella Figura è un tipico stereotipo dell’italianità, che Schettino ha fatto “l’inchino” con questo spirito, non pensando certo a come sarebbe potuto finire. Era semplicemente un’esagerazione umoristica, per scrivere in realtà di un altro tema, ovvero le differenti culture europee e quanto queste influenzino parte dei problemi dell’eurocrisi. Trovo sinceramente assurdo essere stato accusato con simili toni, specie per una cosa che non ho mai scritto.

Vista l’enorme polemica suscita, inizierebbe il suo pezzo ancora con Schettino?
Sì, proprio perché il mio articolo non parlava certo di Schettino. In particolare i giornalisti de Il Giornale si sono inventati frasi, per fare una polemica contro di me. E’ anche vero che questo quotidiano appartiene in qualche a modo con Berlusconi, che ha un notorio problema con la verità.

Alcuni l’hanno accusata di essere razzista, per una frase dove diceva “ non si capisce come gli italiani possano essere considerati una razza”. Può chiarire meglio il punto?
Questa frase significa che io non credo nelle razze, e che sono contro il razzismo. Gli italiani non costituiscono una razza, così come i tedeschi o gli inglesi. Se le persone non vogliono leggere e neppure capire quello che scrivo, non so davvero come aiutarli. Trovo abbastanza incredibile che nelle redazioni dei maggiori quotidiani italiani non ci siano soldi per persone che siano in grado di leggere e comprendere il tedesco.  Ho avuto l’impressione, per come questa o altre frasi siano state riportate, che per tradurle abbiano utilizzato il programma Google Translate. Questo è un mio consiglio per i giornali italiani: in un caso come quello del mio articolo, meglio assumere un traduttore di professione, migliorerebbe decisamente la loro qualità.

Il suo articolo trattava in particolare della persistenza degli stereotipi nel rapporto tra gli Stati europei, particolarmente difficoltosi a causa della crisi dell’euro. Lei è un tedesco con opinioni conservatrici, ed è stato definito come un rappresentante di idee naziste. Come ha percepito questo paragone?
In qualche modo lo trovo ironico, e mi spiace che simili stereotipi, così primitivi, possano ancora essere utilizzati. In un certo modo danno ragione al senso del mio pezzo, ovvero che gli stereotipi o i pregiudizi influenzano le nostre vite. Per il caso Il Giornale/Schettino potrei anche citare una bella frase di Karl Kraus, ovvero quello che colpisce ci prende.

Che cosa pensa degli italiani? Quale è la sua opinione del nostro Paese, da un punto di vista culturale, sociale e anche politico?
Ah, mi piace molto l’Italia, così come gli italiani. Il vostro Paese è davvero bellissimo, sono stato spesso da voi e mi sono trovato sempre molto bene. Non posso certo generalizzare su un popolo, ma posso dire di esser sempre andato d’accordo con gli italiani.

Quali sono le qualità che ci uniscono ai tedeschi, e quali invece quelle che ci dividono?
Potrei rispondere in questo modo. Quando sono in giro per la Cina o per l’Asia mi accordo davvero di quante cose ci uniscano come europei, noi tedeschi con voi italiani, così come gli altri popoli della Ue. Politicamente credo ci sia una profonda differenza nell’approccio alla politica finanziaria. I tedeschi sono contro i debiti, ne hanno profondo timore, mentre noto che in altre parti dell’Europa non è così, specie nel Sud. E una differenza politica è rappresentata ovviamente anche da Berlusconi. Un simile personaggio non sarebbe mai potuto essere eletto in Germania.

Die Zeit ha definito indegno l’articolo de Il Giornale, intitolato “A noi Schettino, a voi Auschwitz”. Condivide questa opinione?
Non mi voglio ripetere, e auspico pure una rapida conclusione di questa incredibile polemica. Posso semplicemente consigliare al signor Sallusti, il direttore de Il Giornale, di rilassarsi, ed evitare la prossima volta paragoni così infelici come quello esposto dal titolo menzionato nella domanda.

Ha trovato più imbarazzanti gli attacchi dei quotidiani oppure la lettera di protesta dell’ambasciatore italiano?
Sono rimasto piuttosto stupito dalla reazione dell’ambasciatore italiano, e non ho ancora davvero capito, perchè si è comportato in questo modo( il riferimento è alla lettera indignata mandata alla redazione di Der Spiegel, ndR).

Secondo lei gli attacchi de il Giornale, un quotidiano di proprietà di Berlusconi, nascondono un calcolo politico per motivare il proprio elettorato contro la “cattiva” Germania, o solo cattivo giornalismo?
Non mi va di giudicare, e non posso esprimermi sul suddetto calcolo politico. Ho avuto l’impressione, come detto prima, che il direttore del Giornale ha perso il senno. Per il futuro gli auguro di mantenere i suoi nervi in modo più efficace.

Secondo lei corrisponde maggiormente allo stereotipo italiano Berlusconi o il nuovo premier Mario Monti?
Non li conosco così bene da poter esprimere un’opinione. Però per quanto riguarda gli stereotipi e gli italiani, ho sempre avuto l’impressione, quando mi trovavo a Firenze o a Milano, di quanto siano diffusi i pregiudizi contro i meridionali.

Crede che la reazione dei media italiani sia stata resa più virulenta a causa delle critiche alla gestione della Merkel della crisi dell’euro?
Sì, credo che la disapprovazione per le scelte della Merkel sull’euro abbiano giocato un ruolo in questa polemica. Lei può giudicarlo meglio di me, noto solo come la politica di austerità suggerita dalla Germania sia particolarmente impopolare nell’Europa meridionale. A molti non piace la gestione “tedesca” della crisi, e in questo modo si crea maggiore tensione.

Teme un’ondata anti tedesca nelle opinioni pubbliche europee degli Stati colpiti da misure d’austerità?
Fondamentalmente non sono una persona timorosa, ma è vero che questo si sta verificando. In Grecia ci sono violentissime critiche contro il governo tedesco. La verità è però un’altra, ovvero che gli stessi greci sono colpevoli per lo stato misero della loro Nazione. Non possono rimproverare ai tedeschi o gli altri popoli europei errori che sono stati commessi da loro, o trasferirglieli in qualche modo. Questi errori devono essere corretti da chi li ha commessi.

Lei è uno dei più autorevoli commentatori conservatori della Germania. L’euro è un progetto di sinistra o di destra?
L’euro non è di destra così come neanche di sinistra. Ci sono in realtà due diverse risposte alla crisi, quale via intraprendere per superarla. La visione socialdemocratica propone la condivisione dei debiti sovrani, i cosidetti eurobond. I conservatori invece chiedono maggior responsabilità agli Stati e ai popoli che ora sono caduti in difficoltà.

Qual è il suo giudizio sulla Merkel, e perché la maggioranza borghese ha avuto così tante difficoltà?
Credo che la difficile situazione della coalizione di centrodestra che governa la Germania può essere superata. Io sono un osservatore, non un sondaggista, ma le cose si possono ancora muovere. In politica estera credo che il governo tedesco abbia preso le giuste decisioni. Non ho apprezzato particolarmente invece alcune scelte di politica interna. In particolare credo che l’uscita dal nucleare (dopo Fukushima, “tradendo” la promessa elettorale, ndR) sia stata sbagliata e troppo affrettata.