Burioni sull’efficacia dell’Arbidol in Russia contro il coronavirus: «Non serve a niente: basta bufale, almeno ora»

di Redazione | 17/03/2020

Arbidol
  • Un video diventato virale su WhatsApp aveva paventato l'efficacia dell'Arbidol contro il coronavirus

  • Ovviamente, si tratta di una bufala

  • È arrivata anche la smentita di Roberto Burioni

Nelle ultime ore sta spopolando sulle chat WhatsApp il video di due cittadini italiani all’aeroporto di Mosca che, entrati all’interno della farmacia dello scalo, ordinano un farmaco che si chiama Arbidol e che sarebbe in grado di curare il coronavirus. Ovviamente, si tratta di un video che non dimostra alcunché, ma è opportuno sottolineare, come sempre, che occorre sempre verificare le fonti prima di divulgare informazioni scorrette. Sul caso, ad esempio, è intervenuto anche il virologo del San Raffaele Roberto Burioni, più volte sollecitato sui social network in merito all’argomento.

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Arbidol e la bufala della sua efficacia sul coronavirus

Cosa può dire su questo per fare un po’ di chiarezza? – gli chiede un utente di Twitter. Il professor Burioni offre una risposta inequivocabile sul tema: «Non serve a niente. Basta con le bufale, almeno ora».

La storia dei due italiani che vanno in farmacia ad acquistare tranquillamente una confezione di Arbidol e che paventano una sorta di complotto internazionale per cui la Russia ha a disposizione un farmaco curativo, mentre il resto del mondo no, è totalmente priva di fondamento. L’Arbidol è un farmaco che in passato era stato testato sulla SARS (che è un’altra forma di coronavirus, che ha ben poco in comune con la malattia COVID-19) e sul quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta facendo alcuni approfondimenti per capire l’eventuale impiego anche nel corso del contagio da coronavirus.

Quest’ultima, tuttavia, è una procedura standard che si applica anche ad altri farmaci che, in questo momento, sono testati clinicamente su altri pazienti in tutto il mondo. Dunque non è la formula magica che ci serviva (e che i poteri forti ci volevano tenere nascosta) per combattere il coronavirus. E non spiega nemmeno l’assenza di un numero elevato di casi conclamati di contagio in Russia, dal momento che i 93 positivi comunicati dal Cremlino al 17 marzo hanno una origine molto diversa, come abbiamo provato a spiegarvi qui.