L’appello social dei genitori di Patrick Zaki «a ogni persona responsabile»
I genitori parlano del futuro da restituire al giovane, che sta sempre peggio in carcere

Le parole dei genitori di Patrick Zaki sono diventate un appello social attraverso la pagina Facebook Patrick Libero. Il messaggio è chiaro e rivolto «a ogni persona responsabile e a chi prende le decisioni» perché la prigionia del figlio abbia fine. Sono dieci mesi che Patrick Zaki, studente dell’Università di Bologna, viene tenuto prigioniero dal 7 febbraio per quello che in Egitto viene chiamato reato di “propaganda sovversiva”. Dal messaggio trapelano tutto il dolore e l’esaurimento non solo loro ma anche del giovane, che la madre ha potuto incontrare il 19 dicembre e del quale ha riferito le parole.
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Patrick Zaki vuole tornare a Bologna
La madre di Patrick Zaki è riuscita ad andarlo a trovare sabato 19 dicembre 2020 nella prigione di Tora. Dopo aver parlato con lui i suoi genitori hanno rilasciate una dichiarazione lunga e toccante, culminata con un appello alle autorità che dovrebbero occuparsi della situazione e riportarlo a casa. «Durante la visita, Patrick non era affatto se stesso, era diverso rispetto a qualsiasi altra visita e ci ha letteralmente spezzato il cuore!», ha detto la madre, riportando le parole del figlio: «Le sue esatte parole sono state: “Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui e mi deprimo ad ogni tappa importante dell’anno accademico mentre sono qui invece che con i miei amici a Bologna”».
Genitori Patrick Zaki: «Nostro figlio è esausto e stufo»
L’impotenza e il dolore dei genitori di Patrick è palese in riferimento alle parole del giovane: «Parole che ci hanno lasciato in lacrime, dato che siamo incapaci di aiutare nostro figlio in questa situazione straziante. Inoltre, ci ha sconvolto sapere che è diventato talmente depresso da dire: “Raramente esco dalla mia cella durante il giorno, perché non riesco a capire perché sono qui e non voglio affrontare la realtà per cui posso andare a camminare su e giù nel raggio di pochi metri, per poi essere rinchiuso di nuovo in una cella ancora più piccola”». La richiesta alle autorità e a chi ha il potere – e il dovere – di tirarlo fuori è quella di restituire il futuro a Patrick: «Restituiteci nostro figlio e restituiteci tutte le nostre vite».