Ma, in Senato, chi conta sa contare?

di Gianmichele Laino | 19/06/2020

annullamento voto senato

«Senatore, deve rientrare. Il voto di ieri è stato annullato». Deve essere stata più o meno questa la notizia che i capigruppo a Palazzo Madama hanno dato agli esponenti del proprio partito nella tarda serata di ieri, quando è trapelata la notizia dell’annullamento votazione Senato sul decreto Elezioni, dopo una giornata che – grazie ai bizantinismi di Roberto Calderoli – è stata fondamentalmente caotica.

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Annullamento votazione Senato, il pasticcio sul dl Elezioni

L’antefatto già nel primo pomeriggio. Il senatore della Lega, esperto di regolamenti del Senato, ha messo in difficoltà la maggioranza sulla conversione in legge del decreto che sta per decidere di convocare le elezioni regionali nel mese di settembre, facendole svolgere in due giorni (domenica e lunedì, come si faceva una volta) e accorpandole al referendum sul taglio dei parlamentari. Roberto Calderoli, infatti, si è reso conto dell’assenza di molti senatori in aula e ha anticipato tutti chiedendo alla presidente del Senato Elisabetta Casellati un voto per alzata di mano.

Successivamente, sul punto si è votato anche elettronicamente, ma dalle minoranze si sono sollevate proteste perché, stando alla loro obiezione, qualche senatore della maggioranza non presente in aula al momento della votazione, si sarebbe fatto sostituire da alcuni colleghi. Per questo è stata necessaria una verifica video – una sorta di Var – in base alla quale, la Casellati ha potuto appurare che nessun senatore sia entrato in aula dopo l’annuncio del voto elettronico. Il tutto per impedire al governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento che, tuttavia, va convertito in legge molto presto per impedire al decreto di perdere la sua efficacia.

Nella serata si è votato sul merito della questione, con le opposizioni che avevano già lasciato l’aula e con la maggioranza che si è espressa con 147 voti a favore del Dl Elezioni (due senatori, Emma Bonino e Matteo Richetti hanno votato no pur essendo presenti). Il totale dei votanti, dunque, è stato 149. Un numero inizialmente ritenuto sufficiente per garantire la correttezza della votazione. Il numero legale (rispetto al totale di 315 senatori più quelli a vita) viene valutato anche in base al numero di congedi giustificati che i senatori prendono in alcune occasioni (si tratta dell’articolo 62 del regolamento del Senato). Proprio una scorretta valutazione di questi congedi ha portato creare il caos. Si è scoperto infatti, dopo una successiva verifica, che il numero legale era di 150 senatori e non di 149. Risultato? La votazione è stata annullata e sarà ripetuta nella giornata di oggi, richiamando i senatori che, nel frattempo, avevano già lasciato Roma.

Una macchia sulla gestione dell’aula di Elisabetta Casellati. Le votazioni in Senato annullate non sono poi così frequenti, anche perché i criteri per garantirle sono piuttosto rigidi e disciplinati dal diritto parlamentare. Stando a quanto riportato da alcuni organi di stampa – ma la circostanza resta ancora da verificare – un precedente rispetto a questo episodio c’era stato nel 1989.

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