Appendice alla legittima difesa: la Lega presenta la legge per facilitare l’acquisto di armi

di Redazione | 29/03/2019

acquisto armi

Matteo Salvini, immediatamente dopo l’approvazione della legge sulla legittima difesa, ha garantito che l’Italia non diventerà il far west. Eppure, i suoi parlamentari sono già pronti a perfezionare una delle leggi bandiera della Lega, presentando una proposta volta ad agevolare e a incentivare l’utilizzo delle armi. Il tutto rendendo più facile il loro acquisto. Una proposta che, se fossimo negli Stati Uniti, sarebbe definita come un assist alla lobby delle armi. In Italia, probabilmente, è ancora presto per fare questo riferimento, anche se qualche indizio pre-elettorale c’era già stato.

Acquisto armi, la proposta della Lega

La proposta di legge, stando a quanto riportato dal testo presentato da 70 parlamentari della Lega (prima firmataria Vanessa Cattoi), punta a «rendere più agevole l’iter per acquistare un’arma destinata alla difesa personale». Attualmente, le armi acquistabili in Italia possono avere una potenza non superiore a 7,5 joule. Si tratta di un limite molto restringente, che impedisce l’acquisto di armi da fuoco vere e proprie. La Lega, innanzitutto, vorrebbe abbassare questo limite, alzando la potenza minima delle armi acquistabili liberamente. L’obiettivo sarebbe quello di raddoppiare la potenza stessa portandola a 15 joule.

I parlamentari della Lega parlano di categorie a rischio – come ad esempio i gioiellieri – che sarebbero maggiormente incentivate a ottenere un’arma, senza passare attraverso il complesso iter del porto d’armi. Innalzare il limite delle armi che si possono ottenere abbastanza facilmente – secondo un decreto del Ministero dell’Interno del 2001 – significa, comunque, ampliare la platea dei papabili possessori di una pistola o di un fucile.

Acquisto armi collegato alla legge sulla legittima difesa?

Se la Lega, oggi, si affretta a dire che questa proposta non è ancora stata calendarizzata – lo ha affermato anche il ministro Giulia Bongiorno – e che non ha alcun legame con la legittima difesa, tuttavia, occorre registrare che di una sorta di accordo con i venditori di armi si era già parlato nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Matteo Salvini, infatti, si sarebbe accordato con il Comitato D-447 e con altre associazioni di comparto per consultarli «ogni qualvolta siano in discussione provvedimenti che possano influire sul diritto di praticare attività sportiva con armi e/o venatoria, o comunque quello più generale a detenere ed utilizzare legittimamente a qualsiasi titolo armi, richiedendone la convocazione presso gli organi legislativi o amministrativi in ogni caso si renda opportuno udirne direttamente il parere».

FOTO: ANSA/ALANEWS