Bonafede difende la legge sull’aborto: «È stata una conquista, non venga messa in discussione»

di Enzo Boldi | 26/03/2019

aborto, Alfonso Bonafede
  • Alfonso Bonafede difende uno dei principi che sarà in discussione al Congresso delle Famiglie di Verona

  • «La legge 194 sull'aborto è stata una conquista, nessuno la metta in discussione»

  • Il ministro ribadisce il suo pensiero sul WFC: «È medioevo, lo dico e lo ripeto»

Tra i temi che saranno affrontati – e difficilmente discussi, visti i curriculum dei partecipanti – al Congresso delle Famiglie in programma da venerdì 29 a domenica 31 marzo a Verona c’è quello dell’aborto. Un tema che ha da sempre diviso gli italiani, fin dai tempi degli ortodossi del cattolicesimo e i più liberisti, fino alla famosa approvazione della legge 194 del 22 maggio 1978. Ora la questione sta tornando d’attualità, ma c’è chi – nel governo – non ha alcuna intenzione di mettere a repentaglio quella che viene considerata una vera e propria conquista civile.

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«Non ci sono dubbi sul fatto che la 194 che regola l’aborto sia una conquista di civiltà giuridica e sociale del Paese e mi guarderei bene dall’andare a toccarla o a rivederla direttamente o indirettamente – ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ai microfoni di Circo Massimo, su Radio Capital -. Si può sempre discutere per migliorare le situazioni ma a livello di principi non è in discussione».

La legge sull’aborto è una conquista civile e non si tocca

I principi della legge sull’aborto, invece, sembrano essere in discussione – insieme al ruolo della donna nella società, ai matrimoni tra coppie omosessuali e ai diritti che concernono le loro relazioni, compresi gli affidi e le adozioni – nel Congresso delle Famiglie di Verona a cui la Lega (e non solo) parteciperà compatta, mente il Movimento 5 Stelle si è defilato con forza, criticando aspramente e in più occasioni la scelta dell’alleato di governo. E il ministro della Giustizia ribadisce la sua posizione e quella dei pentastellati.

«A Verona non andrei mai né come Bonafede né come ministro»

«È medioevo, l’ho detto e lo ripeto – ha dichiarato il ministro -. A Verona non andrei né come Alfonso Bonafede né come uomo delle istituzioni. Altro discorso è però chiedermi come si fa a governare con la Lega, con cui governiamo benissimo». Il tema continua a dividere, quindi, ma la maggioranza prova a rimanere unita nonostante il Congresso delle Famiglie, palesemente avverso agli ideali di una delle due parti.

(foto di copertina:  ANSA/GIUSEPPE LAMI)