5G: deserta una delle due gare per estendere la banda larga a tutti gli italiani

La gara da 1 miliardo con fondi del Pnrr non registra alcuna offerta per le aree bianche: gli operatori nutrono dubbi sul business plan

11/05/2022 di Martina Maria Mancassola

Gara deserta per la copertura 5G in tutte le zone del nostro Paese: secondo il ministro Colao, il bilancio delle gare risulta comunque positivo. Secondo il ministero dell’Innovazione tecnologica, infatti, non bisogna perdere le speranze: «Siamo soddisfatti del risultato ottenuto nelle gare e vogliamo ringraziare gli operatori e la stazione appaltante Infratel per il grande sforzo di questi mesi. Al momento abbiamo ricevuto offerte per 37 lotti mentre per un lotto ulteriore è ancora in corso la gara». Relativamente al 5G, aggiunge il ministro, non ci sono state offerte per 6 lotti anche se il Governo ha fatto «il massimo sforzo possibile per coprire il digital divide nelle aree più remote. Per l’ammontare relativo a questa componente di gara, nelle prossime settimane si valuteranno diverse possibilità di impiego e i relativi tempi». Il bando, in breve, non ha convinto le TELCO perché il 10% dei costi a carico delle stesse – cui si sommano i brevi tempi legati alla roadmap del Pnrr e quelli da osservare per realizzare le reti indicati dalla gara per l’assegnazione delle frequenze -, è stato ritenuto dagli operatori TELCO non sufficiente, non adeguato, considerando che si tratta di zone a pieno fallimento di mercato cioè a Roi («ritorno di investimento») pari a zero.

Leggi anche > Iliad, la segnalazione (tra gli altri) di Tim e la multa di Agcm da 1,2 milioni sul 5G

Gara deserta per la copertura 5G in tutta Italia: il ministro Colao pensa ad un piano alternativo

Va deserta una delle due gare per le reti 5G finanziate dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza): non si è, infatti, registrata alcuna offerta per i sei lotti entro il termine previsto del 9 maggio. La procedura è quella bandita da Infratel, la società in-house del ministero dello Sviluppo economico, per coprire con il servizio di telefonia 5G le aree «a fallimento di mercato»: il 10% di spese, a fronte di un Roi pari a zero («return on investment» cioè quanto rende il capitale investito in quell’azienda), è insostenibile economicamente. Così, il ministro Colao deve pensare ad un piano B. Il piano offriva, come valore massimo del contributo pubblico, 974 milioni di euro, per supportare fino al 90% degli investimenti privati. Il ministro ha dichiarato che: «Per l’ammontare relativo a questa componente di gara, nelle prossime settimane si valuteranno diverse possibilità di impiego e i relativi tempi», che si dice comunque soddisfatto di come sono andate complessivamente le gare per la Banda ultralarga aggiungendo di voler ringraziare: «Gli operatori e la stazione appaltante Infratel per il grande sforzo di questi mesi. Al momento abbiamo ricevuto offerte per 37 lotti mentre per un lotto ulteriore è ancora in corso la gara». Non sarebbe bastata la proroga dal 27 aprile al 9 maggio (più di 10 giorni) per i due bandi di gara per la copertura 5G a rendere sicure le TELCO (Telephone Company). I bandi non hanno convinto gli operatori di tlc a parteciparvi dopo una serie di analisi che simulavano – sul piano economico – l’operazione. Quest’ultima, infatti, è stata rilevata come eccessivamente impegnativa per andare a coprire determinate aree periferiche dell’Italia, perché in queste sarebbe risultato troppo difficile ricavare entrate e profitti sufficienti a compensare i costi, tenuto conto anche dell’obbligo di aprire l’infrastruttura all’ingrosso.

Conformemente alle disposizioni Ue, il contributo statale avrebbe coperto, fino al 90%, la parte Capex ma nelle stime delle TELCO ha pesato molto la componente Opex, ovvero l’insieme dei costi operativi. Secondo il bando, la copertura estesa sarebbe dovuta arrivare in zone periferiche e residuali, che non rientrerebbero negli obblighi di copertura nati nel 2018 dall’assegnazione delle licenze 5G. Il ministro Vittorio Colao, facendo il punto sull’andamento delle gare per la connettività fissa e mobile inserita nel piano Strategia Italia Digitale 2026, ha dichiarato che: «Nonostante il Governo abbia fatto il massimo sforzo possibile per coprire il digital divide nelle aree più remote, non hanno invece ricevuto offerte i 6 lotti relativi alla densificazione delle aree 5G a fallimento di mercato per le quali erano previsti finanziamenti pubblici pari al 90% dell’investimento, autorizzati con la più alta percentuale di sussidio pubblico mai concesso dalla Commissione Europea per il settore delle reti mobili». Tra i possibili piani B, potrebbe essere valutata l’introduzione di una clausola sull’aumento dei prezzi per le altre gare sulla banda ultralarga o, anche se più difficile, la conferma della finalità – cioè la copertura 5G -, ma con intervento diretto dello Stato in sostituzione del sistema a incentivi. Il bando di gara ha ad oggetto la creazione di nuove infrastrutture di rete per offrire servizi mobili con velocità di trasmissione di almeno 150 mega-bit al secondo in downlink e 30 mega-bit al secondo in uplink. Sono, invece, arrivate offerte per tutti e 6 i lotti in cui era stato ripartito l’altro bando di gara Pnrr per il 5G, con sostegno pubblico massimo di 948,8 milioni e attinente ad infrastrutture e relativi apparati attivi per rilegamenti in fibra ottica (backhauling) di circa 11mila siti radiomobili. L’aggiudicazione avverrà entro giugno, come per i bandi sulla copertura con fibra ottica e tecnologia Fwa nelle zone grigie del Paese, quelle a parziale concorrenza, e per quei bandi relativi a scuole e strutture sanitarie.

Share this article
TAGS