Verdinellum
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Verdinellum, la mossa del leader di ALA per risuscitare il Nazareno

VERDINELLUM

La campagna elettorale per il referendum costituzionale del 4 dicembre è appena iniziata, ma c’è già chi pensa al day after. Con il verdetto in bilico, sondaggi alla mano, e il fronte del “No” che parte in vantaggio, in fermento è soprattutto la stampella di centrodestra della maggioranza, con l’ex stratega del Nazareno Denis Verdini da settimane al lavoro per un nuovo patto istituzionale. L’obiettivo? Cambiare quellItalicum preso d’assalto da mezzo Parlamento. E trovare una nuova convergenza tra Renzi e Berlusconi, per una nuova legge elettorale: il Verdinellum.

DENIS VERDINI E LA PROPOSTA PER SUPERARE L’ITALICUM

In Transatlantico, spiegano i suoi fedelissimi, l’ex sodale del Cav ha già elaborato cinque proposte di riforma. Consapevole che, per una nuova intesa parlamentare larga sulla legge elettorale, «nessuno dovrà sentirsi umiliato». E, al tempo stesso, «dovranno essere garantite rappresentanza e governabilità», paletti non discutibili per il premier. Tradotto, va rispettato il mantra di Palazzo Chigi: la sera delle elezioni bisogna poter conoscere il vincitore.

Spiega il cronista Carmelo Lopapa su La Repubblica come Denis Verdini sia al lavoro per tentare di riavvicinare Berlusconi e Renzi. Anche perché, è convinto l’ex plenipotenziario azzurro, in caso di vittoria dei “Sì” per il Cav non ci sarà altra scelta che abbandonare una volta per tutte l’oltranzismo antirenzista di Renato Brunetta. E tornare al dialogo. Una necessità anche per Renzi, per trovare i numeri per cambiare una legge elettore che, con i sondaggi attuali, resta molto più adatta ai 5 Stelle che al Pd:

Un ponte, ecco a cosa sta lavorando a modo suo, in silenzio, sotto le sembianze forma di legge voto. […] I contatti con Palazzo Chigi non si sono mai interrotti. «Ho spiegato il mio progetto, l’unica via per uscire dall’impasse in cui ci troviamo tutti». Ha raccontato agli ambasciatori del premier di aver messo a punto – da vecchio conoscitore dei meccanismi elettorali – non uno ma ben cinque distinti progetti di riforma dell’Italicum. E per ciascun sistema ha commissionato altrettante simulazioni, prendendo come spunto i risultati e i voti dell’ultima tornata delle politiche, quella del 2013. Una babele nella quale comunque Verdini non intende perdersi, anzi, sostiene di avere in mano il jolly. Quale? Di certo, la via non può essere il proporzionale puro con cancellazione del ballottaggio tout court, progetto che starebbe a cuore a molti centristi di maggioranza, da Ncd ad Ala appunto, pur di sopravvivere alle forche caudine delle urne. Partita complicata, conciliare gli interessi di grandi e piccoli. Ma lui, Verdini, una carta ce l’ha. Tra i cinque sistemi allo studio «quel che preferisco e sto suggerendo a chi decide è un sistema simil- tedesco», si legge sul quotidiano diretto da Calabresi.

 

VERDINELLUM: IL SISTEMA ALLA TEDESCA DEL LEADER DI ALA

Ma quali caratteristiche avrebbe quello che è già stato ribattezzato come il Verdinellum?

Cento, al massimo 150 collegi piuttosto piccoli, ciascuno eleggerebbe tre deputati, la rimanente quota di parlamentari sarebbe selezionata con un proporzionale con sbarramento comunque al tre. Ci sarebbe anche un premio di maggioranza per la coalizione vincente. Nulla di paragonabile all’Italicum oggi in vigore che porterebbe la lista vincente a raggiungere il 55 per cento di seggi. Renzi sacrificherebbe il secondo turno, il ballottaggio, ma il resto – nell’ottica verdiniana – sarebbe «accettabile». Mentre il Senato sulla carta sarebbe abolito, meglio trasformato, dalla riforma. Sempre che la spunti il Sì al referendum.

INCOGNITA REFERENDUM

Certo, tutto resta legato al verdetto del referendum costituzionale 2016.  Né sarà semplice per Verdini convincere Renzi e Berlusconi. Anche se i rapporti con quest’ultimo non si sono mai interrotti, al di là della scissione parlamentare di ALA, il Cav va rassicurato sulle reali possibilità di riportare in Parlamento un drappello di fedelissimi. Ma non solo. Superare l’Italicum con un’operazione che, agli occhi dell’opinione pubblica, sarebbe ribattezzata come una riedizione del Nazareno, rischia di essere sconveniente anche per lo stesso Renzi.

«Renzi è pressato dai suoi alleati che vedono nell’Italicum una minaccia perché sostanzialmente esso è una legge che da’ tutti i poteri a un solo partito, e Alfano e Verdini stanno lì a dire “e noi che facciamo da grandi?”’, provoca intanto intanto Massimo D’Alema da Ercolano, già schierato nel fronte del “No”. Tanto da avvertire:  «Attenzione, alcune proposte avanzate sono peggiorative dell’Italicum. Perché se dovesse rimanere la nomina dei capilista, con l’alterazione in senso maggioritario del voto popolare in modo abnorme, aggiungendoci in più le coalizioni, ci ritroveremo alleati di Lupi e Verdini».

 

LA SENTENZA DELLA CONSULTA (PER ORA RINVIATA) SULL’ITALICUM

Per ora c’è un’unica certezza. Dopo la mozione, poco più di un impegno, approvata alla Camera, Palazzo Chigi non intende affrontare il dossier Italicum almeno fino al voto decisivo del 4 dicembre sul referendum. Né, è certo, che si cambi la legge elettorale. Non è un caso che la premessa dei renziani sia: «Per noi l’Italicum è una buona legge, poi possiamo discutere…». Ovvero, nulla è scontato. E c’è anche un’altra incognita: la sentenza della Consulta, slittata per ora a data da destinarsi, dopo le urne. E che può rimescolare le carte, cambiare gli scenari. Subito dopo un voto che resta lo spartiacque della legislatura.