Yuliya Maksimovich, la semplicità che premia: “Non do consigli, condivido la mia esperienza”

Federica Basili 25 Giu 2026
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Yuliya Maksimovich ha cominciato da zero su Instagram, con una promessa fatta a se stessa: un video al giorno per sei mesi. Se dopo tutto quell’impegno non avesse visto risultati, avrebbe cambiato strada. I risultati sono arrivati, e oggi la seguono quasi 300mila persone.

Bielorussa, vive in Italia con suo figlio, e ha costruito uno spazio digitale dove lo svezzamento smette di essere un campo minato di ansie e regole contraddittorie per diventare qualcosa di osservabile, praticabile, umano. Sette libri digitali, una collaborazione con una nutrizionista pediatrica, un libro illustrato per bambini in uscita. E nel mezzo, la vita: il trasloco sulle colline toscane, i momenti in cui si spegne la camera e si esiste soltanto. Le abbiamo chiesto come tiene insieme tutto questo.

Sei bielorussa e vivi in Italia. Quanto questa doppia appartenenza ha plasmato il tuo modo di raccontare la maternità? C’è qualcosa della tua cultura d’origine che hai voluto portare nelle ricette e nell’approccio all’alimentazione dei bambini?

Mio figlio è nato qui in Italia, quindi ho seguito le indicazioni del pediatra come base, e tutto quello che riguarda la salute e la sicurezza secondo le linee guida dell’OMS. Ma quasi da subito ho cominciato a fidarmi di qualcosa di molto semplice: osservare mio figlio e ascoltare le mie sensazioni. Le sue reazioni, i suoi ritmi, senza fissarmi troppo sui grammi o sull’ordine perfetto delle cose. Ho seguito le basi per uno svezzamento sicuro, ma senza troppe fissazioni, rispettando l’unicità e il ritmo del mio bambino.

Quando hai aperto il profilo avevi già in mente un progetto editoriale preciso, o è cresciuto in modo spontaneo insieme alla community?

Ho iniziato su TikTok già durante la gravidanza, stavo crescendo bene, ma poi il mio account è stato rubato e tutto si è fermato. A quel punto ho deciso di ricominciare da capo su Instagram, con molta più costanza e consapevolezza. Ho cominciato a pubblicare tutto quello che mi circondava: la vita da mamma, lo svezzamento, le ricette, i momenti quotidiani. Non mi aspettavo una crescita rapida, ma ci speravo, perché mi ero fatta una promessa: per sei mesi avrei pubblicato ogni giorno, minimo un video, meglio anche due. E se dopo tutto quell’impegno non avessi visto risultati, avrei cambiato direzione. Non è stato tanto un progetto preciso all’inizio. È stata soprattutto la disciplina e l’osservare cosa funzionava e cosa no, costruendo la base giorno per giorno.

Hai pubblicato libri di ricette per lo svezzamento con centinaia di ricette. Come si passa da creator ad autrice? È stato un salto naturale o hai dovuto ripensare il tuo modo di comunicare?

Circa tre mesi dopo aver aperto il profilo su Instagram avevo già circa 20.000 follower e ricevevo tantissime richieste: più ricette, più dettagli. Così ho raccolto le prime ricette in un PDF, le prime pappe di svezzamento, ed è andato molto bene. Da lì non mi sono più fermata. Continuavo a ricevere richieste per altre fasi e così ho creato altri libri digitali. Adesso ne ho sette. Ho anche collaborato con una nutrizionista pediatrica, Arianna di @nutri.mini, perché volevo che le mie ricette fossero accompagnate da informazioni affidabili e risposte ai dubbi più comuni, dette da un professionista. Il passaggio da creator ad autrice non è stato pianificato: ho ascoltato la mia community e ho cominciato a realizzare qualcosa.

Gestisci anche un gruppo privato per mamme. Cosa ti ha insegnato il contatto diretto con la tua community che i numeri di Instagram non ti dicono?

Ho provato un gruppo su Telegram per mamme, ma col tempo ho capito che non riuscivo a gestire tutto. Ho preferito focalizzarmi su quello che facevo meglio: i video e i libri digitali. Ho tentato anche un secondo gruppo con professionisti, yoga e pilates per mamme, una pedagogista, uno psicologo, ma l’ho chiuso dopo tre lanci. La lezione è stata chiara: meglio poche cose, ma fatte e gestite bene. Magari un giorno riproverò, ma con più organizzazione.

Lo svezzamento genera ancora molta confusione e ansia nelle neomamme. Qual è l’errore più comune che vedi ripetersi e cosa vorresti che ogni mamma sapesse prima di iniziare?

Sì, la confusione dipende molto dalle informazioni che si contraddicono, anche rispetto a quelle più vecchie che circolano ancora tra i nonni o tra i pediatri di vecchia scuola. Non userei la parola “errore”, perché ogni mamma fa il suo percorso. Però quello che mi sento di dire è: rispettare i tempi giusti. Non iniziare prima dei sei mesi, aspettare che il bambino abbia tutti i segnali di prontezza e seguire le linee guida dell’OMS sugli alimenti vietati nei primi anni, i tagli sicuri, i rischi legati a certi cibi come i formaggi filanti. Un’altra cosa a cui tengo molto è l’attenzione ai materiali. Non solo cosa cuciniamo, ma dove mangia il bambino. Io stessa all’inizio usavo piatti e bicchieri di silicone, finché un giorno ho assaggiato l’acqua dal bicchierino di mio figlio e aveva assorbito tutti i sapori immaginabili. Da quel momento ho cambiato tutto: ceramica, vetro, inox, ghisa. Niente silicone, niente materiali di dubbia provenienza. Lo stesso vale per la cottura, e per il tagliere: solo marmo o vetro.

Parli di alimentazione infantile a quasi 300mila persone. Quanto pesi le parole sapendo che il tuo consiglio può influenzare scelte concrete sulla salute dei bambini?

Il peso delle parole lo sento eccome, ancora di più da quando ho capito che cento persone possono interpretare la stessa frase in mille modi completamente diversi. Proprio per questo, quando si tratta di svezzamento e alimentazione, prima di condividere qualcosa mi confronto sempre con dei professionisti. Se non lo faccio e non sono sicura, semplicemente non pubblico. Tengo molto a precisare che io non do consigli diretti: condivido la mia esperienza, che siano ricette, riflessioni o scelte personali, e sottolineo sempre che ognuna poi fa le sue valutazioni.

Il mercato editoriale per i genitori si è spostato molto sul digitale. Questo formato aiuta davvero le mamme o rischia di creare ancora più ansia da prestazione?

Parlo per me: durante la gravidanza i contenuti digitali mi hanno aiutata tantissimo. Seguivo corsi online, compravo libri digitali, guide, video corsi, e con calma confrontavo diversi punti di vista prendendo quello che sentivo più vicino a me. Per me è stato uno strumento prezioso. Detto questo, dipende molto dalla persona, dalla sua mentalità e dalle sue abitudini. È importante trovare il formato che mette a proprio agio, senza che diventi un’altra fonte di ansia. Ne abbiamo già tante.

Sei presente su più piattaforme. Ogni piattaforma racconta una Yuliya diversa o il messaggio è sempre lo stesso e cambia solo il formato?

Onestamente mi focalizzo principalmente su Instagram. Le altre piattaforme per ora le uso per duplicare i contenuti. Quando avrò più tempo, o quando potrò delegare qualcosa, mi piacerebbe sviluppare di più YouTube per video più lunghi e approfonditi, non solo su maternità e svezzamento.

Racconti anche la vita quotidiana, viaggi, famiglia, momenti personali. Dove tracci il confine tra ciò che condividi e ciò che tieni per te?

Il confine è istintivo. Condivido anche cose personali e mi piace farlo, perché mi apre e spero apra qualcosa anche in chi guarda. Quello che non condivido è quando non ho energia. In quei momenti esisto e basta, vivo nel mio momento di “no” e non filmo. Mi ricarico e poi torno. Uso i social per tirarmi su, per prendere ispirazione, per vedere qualcosa di positivo, e cerco di fare lo stesso con i miei contenuti. Racconto anche i momenti difficili, ma quando li ho già attraversati. Nel mezzo, sinceramente, non penso nemmeno ai contenuti.

I social hanno cambiato radicalmente l’immagine pubblica della maternità. Credi che oggi le mamme si sentano più supportate o più giudicate?

Dipende tutto da chi segui e cosa cerchi. Prima di diventare mamma non sopportavo certi contenuti, e non parlo solo di social: anche nella vita reale quei discorsi sulla maternità pieni di lamentele mi spaventavano. Per me era ovvio che sarebbe stato faticoso, la stanchezza fa parte del gioco. Ma non volevo che diventasse un vittimismo continuo. Così ho cominciato a condividere la mia mentalità, un po’ in controtendenza, e ho scoperto che esistono tantissime mamme e donne che la pensano come me.

Lavori con brand e hotel per contenuti sponsorizzati. Come mantieni la coerenza con la tua identità quando entrano in gioco le partnership commerciali?

Cerco di scegliere solo quello che mi piace davvero o che mi piacerebbe provare: brand in linea con il mio stile di vita, con i miei interessi e quelli della mia famiglia, con un’estetica che sento vicina. All’inizio non era così: le prime collaborazioni erano una cosa straordinaria, i miei occhi erano un po’ abbagliati dall’entusiasmo e accettavo senza ragionarci troppo. Ma dopo pochissimo tempo ho capito che dovevo scegliere meglio, per me e per chi mi segue.

Hai da poco traslocato in Toscana. Cosa cambia nel tuo racconto quando cambia il contesto intorno a te?

Ci siamo trasferiti sulle colline toscane, circondati dalla natura, e sono molto contenta. Spero che chi mi segue lo percepisca, quel mood diverso. Prima correvamo troppo dietro gli impegni, i guadagni. A un certo punto ti accorgi che anche quando potresti goderti qualcosa, stai già correndo verso la prossima cosa. Qui stiamo imparando a rallentare, a tenere tutto sotto controllo, ma senza dimenticare di vivere. Sembra banale dirlo. Ma è così.

Quali progetti stai costruendo per i prossimi mesi? C’è qualcosa che non hai ancora esplorato?

Sto per concludere un progetto su cui lavoro da più di dieci mesi: un libro fisico, ma non un banale ricettario. È un libro illustrato per bambini, un libro gioco, sviluppato insieme a un illustratore. Entro uno o tre mesi uscirà. È un progetto a cui ho dedicato tanta energia e gran parte dei risparmi che avevo messo da parte. Per i contenuti, voglio continuare ad ampliare i temi. Le ricette per bambini resteranno, sono la mia vita in questo momento, ma voglio raccontare sempre di più anche altro. Mi piacerebbe esplorare formati più lunghi, dove quando apri il contenuto ti stacchi un attimo e ti immergi in qualcosa. Un racconto, un pensiero.

Yuliya ha costruito una presenza digitale che parla di alimentazione infantile senza farsi travolgere dall’ansia da prestazione che spesso accompagna quel tema. Lo ha fatto con disciplina, con la disponibilità a sbagliare e correggere la rotta, e con la chiarezza di chi sa che condividere non è lo stesso che consigliare.