La fake news sulla camera a gas del campo di concentramento a Varsavia

di Gaia Mellone | 08/10/2019

La fake news sulla camera a gas del campo di concentramento a Varsavia
  • Su Wikipedia la fake news del tunnel-camera a gas nel campo di concentramento a Varsavia

  • Oggi è luogo di commemorazioni e pellegrinaggi: una targa ricorda le presunte 200mila vittime

  • La denuncia del quotidiano israeliano Haaretz

Potrebbe trattarsi di una delle fake news più longeve della storia: sicuramente colpisce che sia circolata così a lungo e partendo proprio da Wikipedia, l’enciclopedia libera online. Si tratta della falsa notizia sulla presenza di una camera a gas nel campo di concentramento di Varsavia, conosciuto come KL Warschau.

La fake news sulla camera a gas del campo di concentramento a Varsavia

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A denunciare il fatto è il quotidiano israeliano Haaretz che prende di mira la pagina inglese di Wikipedia sul Konzentrationslager Warschau, campo di concentramento di Varsavia situato vicino ad una ferrovia e oggi meta di pellegrinaggio e cerimonie in ricordo delle vittime polacche ebreee del nazismo. In particolare, vengono annualmente commemorate le 200mila vittime di una camera a gas costruita nel tunnel della strada Józef Bem. Una tesi sostenuta nel 2002 dalla giudice Maria Trzcińska, che lavorò per la Commissione avviata dal governo comunista per indagare sui crimini nazisti compiuti in Polonia, ma poi smontata pezzo per pezzo dalle indagini commissionate dall’Istituto Nazionale per la Memoria polacco. Nel campo sono morte tra le 2000 e le 4000 persone per denutrizione, maltrattamenti ed esecuzioni. Eppure, la tesi del tunnel-camera a gas è rimasta online: su Wikipedia c’è una pagina ad hoc, utilizzata anche da altri articoli come fonte.

A editarla una prima volta ci ha pensato un editor israeliano la cui identità resta nascosta sotto il nickname di “Icewhiz”. Ma dopo la sua correzione, la notizia è stata modificata ulteriormente. Tanto che, secondo alcune fonti citate da Il Corriere, si parla di un vero e proprio gruppo di militanti nazionalisti polacchi che starebbe cercando di riscrivere, almeno online, la storia della Shoa in Polonia. Una possibilità sostenuta anche dalla denuncia fatta nel 2009 da Wikileaks, che parlò di una serie di editor dell’Europa Orientale che modificavano sistematicamente informazioni relative all’olocausto e al nazismo. Modifiche fatte nella direzione di poter dare credito e a sostenere la tesi del «Polocausto», una rivendicazione nazionalista che vuole accomunare le sofferenze del popolo polacco a quelle vissute dagli ebrei durante il nazismo.

 

(Credits immagine di copertina: Hiuppo [CC BY 3.0  (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)] )