L’assurda teoria delle vaccinazioni contro il meningococco a Brescia e a Bergamo e l’epidemia di Covid-19

di Redazione | 18/03/2020

vaccini Brescia e Bergamo
  • Sui social network sta circolando una assurda teoria sulla correlazione tra vaccino da meningococco e coronavirus

  • Si citano le vaccinazioni a tappeto fatte a Brescia e Bergamo a inizio anno

  • Ma si tratta di teorie completamente infondate

Le province di Brescia e di Bergamo, si sa, sono le più colpite dall’epidemia di coronavirus (rispettivamente con 3300 e 4000 contagi circa). Qualcuno si è chiesto più volte, in questi giorni, che fine avessero fatto i no-vax, dopo che in tanti hanno invocato un vaccino contro il Covid-19 per mettere fine a questa pandemia. Bene, alcuni no-vax stavano diffondendo informazioni sui social network molto fuorvianti, come quelle che stanno iniziando a circolare incessantemente in queste ultime ore, relative a una presunta connessione tra le vaccinazioni a tappeto effettuate nella provincia a inizio gennaio contro il meningococco.

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Vaccini Brescia e Bergamo, il complotto con il coronavirus

«COINCIDENZE. AVEVANO VACCINATO A TAPPETO – si legge in un post su Facebook -. Leggiamo che a Brescia e Bergamo hanno vaccinato a tappeto la popolazione per la meningite a fine gennaio, devastandogli il sistema immunitario come accade ai bimbi che hanno la febbre per giorni dopo la vaccinazione». Messaggi come questo e molti altri stanno circolando insistentemente sui social network, a partire da profili pubblici che, via via, attraverso il noto meccanismo della circolazione delle fake news, arrivano a toccare le chat su WhatsApp e i gruppi Facebook privati.

I fatti: all’inizio del 2020, nella provincia di Bergamo e di Brescia (ma – si badi bene -, la stessa campagna è stata estesa anche in altre province lombarde come quella di Varese che, allo stato attuale, tocca ‘solo’ i 234 contagi da coronavirus), in seguito a una serie di casi di meningite erano state promosse delle campagne di sensibilizzazione alla vaccinazione. L’11 gennaio 2020, l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera, aveva annunciato: «Abbiamo superato le 20.000 vaccinazioni somministrate contro il Meningococco C nella zona del basso Sebino e di Grumello. In pochi giorni sono state introdotte azioni di prevenzione senza precedenti, a tutela dei cittadini e della salute pubblica».

Appunto. A tutela della salute pubblica. Come si fa ad affermare – lanciando messaggi allarmistici e fuorvianti – che questa azione di prevenzione possa essere collegata alla diffusione del contagio? Dobbiamo pensare, forse, che anche nella provincia di Wuhan, il primo focolaio dell’epidemia, la causa sia stata la vaccinazione contro l’influenza? Ovviamente – vale appena la pena sottolinearlo – non c’è alcuna prova scientifica della connessione tra le vaccinazioni e il diffondersi di un contagio. Così come vale la pena ricordare che i vaccini, come dimostrato da diversi studi in letteratura, non indeboliscono il sistema immunitario.

Ora come ora, l’unica cosa che occorre dire è che il vaccino – sebbene non disponibile al momento e pronto soltanto in un futuro non certo a breve termine – sarà ciò che determinerà la scomparsa del contagio del coronavirus e non certo la causa del contagio stesso.