L’Unhcr smentisce Salvini: nel Mediterraneo aumenta la mortalità

di Daniele Tempera | 01/02/2019

seawatch
  • Una persona su 14 proveniente dalla Libia ha perso la vita in mare nel 2018

  • Un aumento sostanziale rispetto al 2017

  • Al calo degli sbarchi è aumentato vertiginosamente il tasso di mortalità in tutto il Mediterraneo

Calano i migranti che arrivano sulle nostre coste, aumentano vertiginosamente, in proporzione, i morti nel Mediterraneo. Un boom che risulta evidente sulla cosidetta “rotta libica” e che smentisce in modo sostanziale la retorica del governo, riassunta nel mantra che il ministro dell’Interno ripete in ogni occasione: meno ONG, meno sbarchi, meno morti. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Unhcr, denominato “Viaggi disperati”. Sono 2.275, le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo nel 2018, una media di sei morti al giorno. Dati rilevanti, ma effettivamente inferiori rispetto agli anni precedenti in termini assoluti. Nel 2017 i morti in mare nel Mediterraneo erano stati 3.139, nel corso del 2018 circa 2.275. Un fenomeno connesso effettivamente con il calo degli sbarchi che ha fatto registrare in Italia un decremento dell’80% rispetto all’anno precedente.

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I dati dell’Unhcr sui morti nel Mediterraneo

Ma guardare i dati in questi termini è purtroppo solo una parte della verità. Se il numero dei morti cala in termini assoluti, aumenta decisamente il tasso di mortalità per chi decide di attraversare il Mediterraneo, un trend che, nonostante la retorica del nostro governo e delle destre europee, è in costante aumento. Dati vertiginosi, se si guarda solo alla rotta libica. Nel corso del 2018 ha perso la vita una persona su 14 proveniente dalla Libia e diretta sulla nostre coste, nel 2017 era una su 38. Nel corso del mese di giugno dello scorso anno sono stati 450 i migranti ad aver perso la vita nel Canale di Sicilia, uno su sette.

E la situazione non va meglio lungo tutto il Mediterraneo. Se nel 2015 si registrava un morto ogni 269 arrivi lungo le rotte del “Mare Nostrum”, nel 2018 la percentuale è salita vertiginosamente a uno su 51.

Il grafico che sintetizza i dati Unhcr

Al calo degli sbarchi in Italia fa da contraltare inoltre, l’aumento vertiginoso di quelli in Spagna (+83%) e Grecia (+45%), segno che le rotte migratorie si sono semplicemente spostate, ma che i flussi migratori continuano a bussare alle porte della “Fortezza Europa” e che sarà molto difficile risolvere questa dinamica con facili slogan elettorali o azioni di forza a favore di telecamere e social network.

E secondo l’UNHCR, il tasso di mortalità, non dovrebbe purtroppo accennare a diminuire proprio per “la preoccupante riduzione della capacità di ricerca e soccorso”. Il tutto mentre in Italia e in Europa aumentano speculazioni politiche sull’operato delle ONG e forti limitazioni alle loro attività in tutto il Mediterraneo.

FOTO: ANSA/Zuhair Abusrewil

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