Lo stop di 18 mesi alle trivellazioni rispecchia le battaglie del M5S sul tema?

di Redazione | 24/01/2019

Referendum Trivelle
  • Le trivellazioni sono state al centro di tensioni tra M5S e Lega

  • Il ministro Sergio Costa aveva minacciato le dimissioni, prima di raggiungere un accordo in nottata

  • Ma si tratta davvero di una conquista ambientalista?

«Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?». Con questo quesito referendario sulle trivelle, nel 2016, il movimento No Triv aveva chiesto agli italiani di intervenire su un tema cruciale per le politiche ambientali del nostro Paese, ovvero il rinnovo delle concessioni petrolifere per le estrazioni in mare.

Trivelle, cosa prevede l’accordo M5S-Lega

A quasi tre anni di distanza, la questione delle concessioni torna di nuovo di attualità e ha tenuto banco nel governo soprattutto nelle ultimissime ore. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha minacciato le sue dimissioni dopo aver constatato l’indisponibilità – da parte della Lega – di rivalutare questo aspetto. Questione che, tuttavia, nelle ultime ore è stata ridimensionata: il Carroccio e il Movimento 5 Stelle sembrano aver trovato un accordo per andare avanti nella direzione auspicata dai pentastellati.

Il Movimento 5 Stelle non voleva cedere terreno sulla tematica dell’ambientalismo, specialmente dopo i dubbi sulla Tav e, soprattutto, sul cedimento su tutta la linea a proposito della Tap. Per questo, ha ottenuto uno stop alle ricerche in mare di idrocarburi di 18 mesi e un aumento dei canoni di concessione pari a 25 volte (rispetto alle 35 previste in una bozza precedente di mediazione). Il tutto dovrà essere contenuto all’interno di un emendamento al decreto semplificazioni che, in questo modo, potrà riprendere il proprio iter parlamentare.

L’accordo sulle concessioni petrolifere è davvero una conquista No Triv?

Il Movimento 5 Stelle, nel corso della campagna elettorale, aveva garantito uno stop alle trivellazioni. Questo accordo, quindi, va davvero nella direzione auspicata? In parte sì, dal momento che lo stop alle concessioni in mare viene previsto. Tuttavia, si tratta di una misura provvisoria, valida per un anno e mezzo. Dopo questo periodo, infatti, non è chiaro cosa potrà succedere. Piccolo cedimento anche sull’aumento delle royalties derivate dalle estrazioni che – come è noto – in Italia sono le più basse del mondo. Le compagnie petrolifere dovranno garantire ai territori un prezzo di 25 volte maggiore rispetto a quello versato in questo momento. In sede di contrattazione, il Movimento 5 Stelle aveva chiesto un aumento di 35 volte.

Anche su questo aspetto, dunque, c’è stato un piccolo cedimento rispetto alla linea dura dei pentastellati. Al momento, in base a quanto emerge dalle indiscrezioni, le concessioni che verranno bloccate saranno soltanto quelle in mare. In Italia, praticamente, sono 66 le coltivazioni di idrocarburi di questo tipo. Le concessioni, invece, non dovrebbero essere bloccate per le estrazioni sulla terraferma, che sono molto più numerose (116). Davvero questo accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle può essere considerato vantaggioso dal popolo No Triv?

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