Sentenza del tribunale civile di Roma: «I respingimenti sono illegali»

di Francesco Collina | 03/12/2019

  • Il tribunale civile di Roma che ha sancito l'illegalità dei respingimenti collettivi dei migranti

  • La sentenza ha riguardato il rimpatrio del 27 giugno 2009

  • «È diritto del migrante accedere nel territorio italiano per presentare domanda di riconoscimento della protezione internazionale»

Sentenza storica del tribunale civile di Roma che ha sancito l’illegalità dei respingimenti dei migranti e il diritto di chi li subisce a vedersi risarcire il danno con la possibilità di presentare domanda di protezione internazionale nel paese di arrivo.

Lo sbarco del 2009

La decisione è arrivata a distanza di oltre dieci anni dal rimpatrio del 27 giugno 2009 quando un gommone partito dalla Libia con 89 persone a bordo (per la maggior parte eritrei) fu intercettato da una nave militare italiana. I migranti – fra i quali anche tre donne incinte e tre bambini – vennero collettivamente respinti in Libia senza alcun atto formale e in alcuni casi mediante l’uso della forza. Il Ministro degli Interni di allora, Roberto Maroni commentò: «Svolta storica contro i clandestini, è un nuovo modello di contrasto in mare per chi cerca di arrivare illegalmente».

Il ricorso di Amnesty International

Nel 2016, a distanza di 7 anni dal rimpatrio, Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e Amnesty International Italia presentarono ricorso al tribunale civile di Roma che ha emesso la sentenza lo scorso 28 novembre deliberando che il gruppo di migranti soccorsi e respinti hanno diritto al risarcimento del danno. Inoltre, sulla base dell’interpretazione della Costituzione, i giudici hanno anche stabilito che è diritto del migrante «accedere nel territorio italiano allo scopo di presentare domanda di riconoscimento della protezione internazionale ovvero di protezione speciale, secondo le forme che verranno individuate dalla competente autorità amministrativa».

Sempre nel 2009 l’allora governo Berlusconi rispedì in Libia altri navi di migranti portando la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo a condannare l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, i trattamenti degradanti e la tortura. La Corta stabilì inoltre che l’Italia aveva violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani.

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