Il M5S contro Tria: «Se vuole l’aumento dell’Iva passi al Pd»

di Enzo Boldi | 17/04/2019

Tria Iva M5S
  • Luigi Di Maio ha negato la possibilità di un aumento dell'Iva e delle accise a partire dal prossimo anno

  • Nel testo del Def, come confermato oggi da Tria, si parla però di scenario eventuale

  • La base del Movimento 5 Stelle critica le parole del ministro dell'Economia e lo invita a tesserarsi con il Pd

Giovanni Tria legge quello che Movimento 5 Stelle e Lega hanno firmato in consiglio dei Ministri e viene attaccato dal fuoco incrociato di opposizioni (e questo ci sta, è il gioco delle parti) e dagli stessi firmatari del Def. Il capo di via XX settembre ha spiegato questa mattina alle Commissioni bilancio di Camera e Senato riunite a Palazzo Madama, i dettagli scritti nel testo del Def – consegnato anche a Bruxelles – e ha parlato apertamente, citando quanto scritto e siglato anche da altri,  di scenario previsionale che potrebbe portare a un aumento dell’Iva. Eppure, nonostante sia cosa nota a tutti, con il Documento di Economia e Finanza che è stato reso pubblico (soprattutto ai parlamentari) ci sono politici della maggioranza che attaccano con vigore il ministro.

Ed è così che lo stesso Luigi Di Maio questa mattina, poco dopo l’audizione del ministro Tria a Palazzo Madama, ha voluto negare lo scenario dell’aumento dell’Iva (cosa plausibile solamente in caso di normative ad hoc per disinnescare la clausola che prevede anche la crescita delle accise sui carburanti). E non solo. Anche il Movimento 5 Stelle ha deciso di andare allo scontro frontale contro il capo del Mef: «Se Tria vuole un aumento dell’Iva può passare al Pd. Per anni il Pd altro non ha fatto che alzare le tasse ai cittadini, mantenendo privilegi medievali come i vitalizi, che noi abbiamo tagliato, e molto altro. Quindi se Tria è così desideroso di aumentare l’Iva può scegliere un’altra collocazione. Con questa maggioranza non esiste».

Tria, il M5S e gli aumenti dell’Iva (colpa del Pd?)

In realtà la storia dell’Iva e dei suoi aumenti in Italia è un po’ diversa. Solamente il governo Letta, nel settembre del 2013, non è riuscito a evitare la crescita dell’imposta sul valore aggiunto, passata nel 2014 al 22% rispetto al 21% precedente. In quel caso non vennero sterilizzare le clausole di salvaguardia previste dall’esecutivo guidato da Mario Monti nella lunga fase di transizione tra l’ultimo governo Berlusconi e quello a trazione Pd.

Tutto iniziò con Berlusconi e la ‘manovra di Ferragosto’

E fu proprio Silvio Berlusconi a far registrare, nel 2011, l’aumento dell’Iva facendola passare dal 20 al 21% con la cosiddetta ‘manovra di Ferragosto’ che portò alla crescita di un punto percentuale sull’imposta come correzione rispetto alle stime precedenti. Poi si andò avanti per diversi anni, con la scure dell’aumento dell’Iva che pendeva sulla testa di ogni governante. Ora tocca a Movimento 5 Stelle e Lega evitare un nuovo aumento, altrimenti saranno come i governi precedenti. Senza cambiamento.

 

(foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)