Travaglio e il dilettantismo della decisione di Casaleggio per il voto su Rousseau alla vigila di Ferragosto

Il direttore del Fatto Quotidiano spiega che una decisione così importante non può essere presa a cuor leggero

di Redazione | 14/08/2020

Travaglio contro Casaleggio

La votazione su Rousseau, che si sta svolgendo in queste ore, rappresenta senz’altro una svolta nella politica del Movimento 5 Stelle. In primo luogo si elimina la regola dei due mandati e poi c’è la questione delle alleanze non soltanto con liste civiche, ma anche con altri partiti organici alle istituzioni. Una possibile apertura al Partito Democratico nelle prossime elezioni regionali e – perché no – un asse molto solido anche a livello nazionale, per contrastare la crescita delle destre. Era necessaria questa premessa per spiegare la posizione di oggi: Travaglio contro Casaleggio. Nel suo editoriale, il direttore del Fatto Quotidiano attacca il figlio del fondatore per quella che viene considerata una scelta dilettantistica nei tempi e nei modi.

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Travaglio contro Casaleggio per il voto su Rousseau alla vigilia di Ferragosto

Sebbene il direttore del Fatto Quotidiano si mostri abbastanza favorevole alla decisione di aprire il Movimento 5 Stelle alle nuove alleanze (e a chiudere la parentesi con la politica di rottura, per tuffarsi nella dimensione della solita politica degli accordi extraparlamentari, per inciso), Marco Travaglio ritiene molto sbagliato proporre questo tema alla vigilia di Ferragosto.

«C’è da restare basiti – dice – di fronte all’improvvisazione e al dilettantismo di chi, Davide Casaleggio con l’avallo dei tre garanti Crimi, Lombardi e Cancelleri, nel decidere tempi e modi. Al punto tale da far pensare che chi l’anno scorso si vantò del record mondiale di partecipazione (sul governo giallorosa si espressero 80mila iscritti), ora sia ben felice che votino quattro gatti».

Questa mossa, secondo Travaglio, potrebbe favorire il no alla svolta, dal momento che alla votazione online parteciperebbero esclusivamente i duri e puri del Movimento, i fedelissimi della prima ora, quelli meno sensibili alla volontà di cambiamento all’interno dei pentastellati. L’ala conservatrice, insomma. Per il direttore del Fatto Quotidiano, permettere a questo gruppo di prevalere – con una elezione in piene ferie ferragostane, con la gente al mare e distratta dalla politica – significherebbe isolare il Movimento, condannandolo all’irrilevanza.

«Che ci sarebbe di male – chiude Travaglio – se il M5S ottenesse l’appoggio del Pd dove può vincere e, dove può solo perdere, sostenesse candidati del Pd in cambio di una svolta radicale su ambiente e legalità?».