Terrorismo, il somalo fermato a Bari: «Mettiamo bombe a tutte le chiese»

di Gaia Mellone | 17/12/2018

  • Mohsin Ibrahim Omar, noto come Anas Khalil, è stato fermato a Bari il 13 dicembre

  • Le intercettazioni telefoniche rivelano che stava progettando attacchi terroristici nelle chiese italiane durante le festività Natalizie

  • il 20enne è accusato anche di apologia di delitti di terrorismo sulle piattaforme social

Confermato il fermo di Mohsin Ibrahim Omar, noto come Anas Khalil, fermato il 13 dicembre e che si trova ora in carcere a Bari per terrorismo internazionale. Il ragazzo appena 20enne è, secondo le agenzie per la sicurezza Aisi e Aise, un affiliato di Isis in Somalia, e sarebbe stato in contatto con la cellula operativa terroristica. Dalle sue intercettazioni emerge che stava pianificando attentati nel nostro Paese durante le festività natalizie.

Ibrahim, il somalo arrestato a Bari, voleva colpire San Pietro: «A Natale ci sono tante persone, è una buona cosa»

Natale è la festa cristiana per eccellenza, e occasione imperdibile secondo Mohsin Ibrahim Omar per colpire il paese. Le conversazioni telefoniche del miliziano Isis sono state intercettate dalla Dda di Bari nell’ambito dell’operazione Yusuf. Ibrahim avrebbe pronunciato al telefono frasi come «Il 25 è Natale…dei cristiani…le chiese sono piene» e «mettiamo le bombe in tutte le chiese d’Italia, la più grande dove sta? sta a Roma?». Frasi che non lasciano scampo. Il gip del Tribunale di Bari ha infatti convalidato il provvedimento di fermo «in merito ai riferimenti all’elaborazione di possibili progettualità ostili in relazione alle imminenti festività natalizie e alle chiese, in quando luoghi frequentati solo da cristiani».

 

Dalle intercettazioni emerge anche una chiara intenzione di colpire la chiesa di San Pietro. La conversazione tra lui e un’altra persona, presumibilmente coinvolta nella pianificazione, è stata resa nota oggi.  «Mamma mia…ecco la Chiesa», dice il ragazzo somalo mentre apre  «con ogni probabilità sul display del proprio smartphone la foto di San Pietro». Il suo interlocutore risponde dicendo: «Però non è facile sai com’è là il 24 e il 25 a Natale, che sta Papa, e tanta gente, è pieno pieno pieno», ma per Ibrahim non costituirebbe un problema, anzi. «È buono – continua il 20enne – persone…pericolose, è buonissimo». Un’occasione che Ibrahim non voleva farsi sfuggire, tanto che secondo quanto reso noto dalle indagini, a inizio dicembre Ibrahim «comincia a ragionare di progettualità operative» e dopo poche ore si stava già informando in merito a come spostarsi da Bari verso la capitale. Durante un’altra intercettazione, Ibrahim avrebbe parlato di una data, il 27, senza però specificare di quale mese: questo ha spinto gli inquirenti ad agire, convinti che «non c’era più motivo di aspettare».

Il terrorista Ibrahim diffondeva sui social ideologie terroristiche e di elogio al martirio

Le indagini interne all’operazione Yusuf hanno confermato le ideologie terroristiche di Ibrahim, che sui social network spesso pubblicava e diffondeva foto e post di «esaltazione al martirio». Gli investigatori hanno anche raccolto del materiale che documenta un’attività di «intenso indottrinamento su un altro straniero in corso di identificazione, al quale impartiva vere e proprie istruzioni teorico-operative sul concetto di jihad armato». Post di elogio condivisi anche nel giorno dell’attentato di Strasburgo, data in cui avrebbe scaricato delle foto di San Pietro sul proprio cellulare. Quando durante l’interrogatorio il gip e il pm di Bari gli hanno chiesto il motivo, il 20enne aveva respinto l’accusa di detenzione di materiale sospetto.

(Credits immagine di copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

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