L’hashtag di Salvini condiziona anche il Telefono Azzurro

La onlus ha lanciato una campagna per la giornata mondiale dell'infanzia con l'hashtag #primaibambini

21/11/2020 di Gianmichele Laino

Telefono Azzurro

«L’iniziativa – si legge sul sito del Telefono Azzurro – prevede la diffusione di uno spot di forte impatto creato in collaborazione con Havas, e una call to action sui social per cambiare la narrazione dell’infanzia in Italia attraverso l’utilizzo dell’hashtag #primaibambini». Vi ricorda qualcosa? Riavvolgiamo il nastro e spieghiamo quello che succede. Il Telefono Azzurro ha lanciato una iniziativa per la giornata internazionale dell’Infanzia del 20 novembre. Lo spot a cui si fa riferimento riprende un uomo che entra in una casa avvolta dalle fiamme dove due bambini e un cane cercano di ripararsi dall’incendio. L’uomo, però, non mette in salvo tutti: porta via il cane e lascia i bambini in mezzo alle macerie.

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La campagna del Telefono Azzurro

«Sembra impossibile? Eppure sta accadendo oggi» – così si conclude la clip. Che, inevitabilmente, viene travolta dalle polemiche. Innanzitutto, ci sono quelli che attaccano il Telefono Azzurro perché in questo modo imporrebbe una scelta tra gli affetti: da una parte i bambini, dall’altra gli animali domestici. Secondo gli amanti degli animali, si banalizzerebbe il ruolo di questi ultimi, mettendolo in contrapposizione con le vite dei bambini. A questa obiezione, il Telefono Azzurro ha risposto: «L’uomo salva il cane non perché lo preferisca ai bambini – riporta il quotidiano La Stampa -: lo fa perché in quei terribili momenti concitati, è la sola cosa che vede. Proprio ciò che sta succedendo oggi, quando l’attenzione si concentra su singoli macro-temi legati all’emergenza, tralasciando un tema altrettanto fondamentale: la sicurezza di bambini e adolescenti, che risultano vittime invisibili della situazione attuale».

Ma c’è un’altra cosa che, invece, a noi è saltata agli occhi. È l’hashtag #primaibambini che ci ricorda le campagne elettorali di Matteo Salvini: da quella nazionale con il #primaglitaliani, a quelle regionali con #primaisardi, #primaicampani, #primaitoscani e via dicendo. Insomma, la stessa logica della “felpa”, quella che l’ex ministro dell’Interno indossava nei suoi tour elettorali con l’indicazione della città in cui si sarebbe svolto il prossimo comizio.

Telefono azzurro e l’hashtag #primaibambini

“Giù le mani dai bambini” e “Prima i bambini” erano stati, inoltre, degli hashtag molto spesso accostati alla vicenda di Bibbiano e alla sua narrazione sui social network (qui giù un esempio):

Insomma, assonanze che non sono proprio “neutre”. La sensazione è che da un lato c’è la politica che si parla attraverso slogan buoni sui social, e ormai l’abbiamo accettato. Il problema si pone quando i social media manager – che dovrebbero invece inventare forme nuove di comunicazione – prendono in prestito i canoni di questa nuova politica.

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