La richiesta delle regioni che ci fa tornare indietro a marzo: «Tamponi solo ai sintomatici»

Fa parte del pacchetto di osservazioni che la conferenza delle regioni ha fatto al governo in vista del dpcm

25/10/2020 di Gianmichele Laino

tamponi solo a sintomatici

Pronti a tornare al mese di marzo? Qui non stiamo parlando del numero di contagi o del numero dei morti e nemmeno delle misure legate al lockdown più stringente. Stiamo parlando, invece, della gestione e del tracciamento dei positivi al coronavirus. Già, perché le regioni – nella conferenza con il governo in cui si è discusso del nuovo Dpcm – hanno chiesto allo stato di tornare a tracciare semplicemente i sintomatici e, al massimo, i loro contatti più stretti. Tamponi solo a sintomatici: un ritorno alle origini.

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Tamponi solo a sintomatici, perché questa richiesta delle regioni

Ma a cosa dobbiamo questa richiesta da parte delle regioni? Sostanzialmente a quello che stavamo raccontando da un po’ di tempo e che, in qualche modo, viene confermato anche dall’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore della Sanità: ovvero che l’Italia sta facendo fatica, dal punto di vista dei tracciamenti, a seguire il passo della pandemia. Il fatto, ad esempio, che nell’ultima settimana con più contagi di sempre siano diminuiti i focolai significa che, semplicemente, questi focolai non riusciamo più a intercettarli come prima.

E quindi le regioni, «per rendere sostenibile il lavoro delle ASL/Regioni in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà del contact tracing», chiedono che i tamponi vengano fatti solo ai sintomatici e ai loro familiari stretti. Una richiesta che ci fa fare non uno, ma più passi indietro nella nostra lotta contro la pandemia.

Tamponi solo a sintomatici, perché è una richiesta fuori dal tempo

Proprio in una fase in cui si sta cercando di portare al massimo il numero di tamponi processati (siamo oltre i 170mila tamponi negli ultimi giorni) e nonostante questo sia di gran lunga inferiore rispetto a quelli previsti dal piano di Andrea Crisanti (200-300mila al giorno), le regioni chiedono di alleviare il carico di lavoro sui laboratori. E poco importa se, dal commissario Domenico Arcuri, sono arrivate rassicurazioni sull’aumento dei tamponi da processare nelle prossime settimane e se, dopo uno studio condotto dallo Spallanzani di Roma, sembra ormai prossima l’introduzione – nella lotta alla pandemia – dei tamponi salivari, ritenuti affidabili come quelli molecolari. Le regioni, in questo momento, fanno una richiesta semplicemente fuori dal tempo. Che ridurrebbe il numero di casi giornalieri, ma soltanto per una sorta di illusione. Pericolosa, perché ci farebbe abbassare nuovamente la guardia.

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